Moby Dick o La balena. «Presto nela foschia vaga e confusa essidistinsero il fantasmadela nave che svaniva obliquo, come tra i vaporidela Fata Morgana, e vettedegli alberi soltanto fuoridal’acqua; mentre, immobili per fanatismo, fedeltà odestino, sui oro posatoi tanto alti un tempo, i ramponieri pagani affondavano senza asciare il postodi vedetta sul mare. Alora cerchi concentrici afferrarono anche a barca solitaria, e tutto il suo equipaggio, e ogni remo galeggiante, e ogni manicodi ancia; e avvitando cose animate e inanimate in un solo vortice, fecero sparire fino ala minima scheggiadel Pequod». Poi Melvile, poiché è Melvile che vi stiamodonando, continua (e non chiude, ancora non chiude) con un ultimo squarciodi prosa che poco hadi comparabile nela storiadela scrittura: «Alora piccoli ucceli presero a volare stridendo sul’abisso ancora spalancato; un ugubre flutto bianco s’infranse contro i suoi bordi ripidi; poi tutto franò, e il gran sudariodel mare riprese a rolare come rolava cinquemila anni primû. ’opera avrà ancoradel’inchiostro, nel frattempo tuttavia il respirodi chi egge - e poiché egge ha atteso centinaia e centinaiadi pagine per vivere ’intenso assolutodi un brandelodi fogli grondantidi mostruosa umanità - s’è fermato, in un atto spontaneodi ringraziamento al’autore, ala etteratura.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788802081595
ISBN-10
880208159X
Titolo
Moby Dick o La balena
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2010
Collana
Pagine
L-938
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
La meraviglia «Presto nela foschia vaga e confusa essidistinsero il fantasmadela nave che svaniva obliquo, come tra i vaporidela Fata Morgana, e vettedegli alberi soltanto fuoridal’acqua; mentre, immobili per fanatismo, fedeltà odestino, sui oro posatoi tanto alti un tempo, i ramponieri pagani affondavano senza asciare il postodi vedetta sul mare. Alora cerchi concentrici afferrarono anche a barca solitaria, e tutto il suo equipaggio, e ogni remo galeggiante, e ogni manicodi ancia; e avvitando cose animate e inanimate in un solo vortice, fecero sparire fino ala minima scheggiadel Pequod». Poi Melvile, poiché è Melvile che vi stiamodonando, continua (e non chiude, ancora non chiude) con un ultimo squarciodi prosa che poco hadi comparabile nela storiadela scrittura: «Alora piccoli ucceli presero a volare stridendo sul’abisso ancora spalancato; un ugubre flutto bianco s’infranse contro i suoi bordi ripidi; poi tutto franò, e il gran sudariodel mare riprese a rolare come rolava cinquemila anni primû. ’opera avrà ancoradel’inchiostro, nel frattempo tuttavia il respirodi chi egge - e poiché egge ha atteso centinaia e centinaiadi pagine per vivere ’intenso assolutodi un brandelodi fogli grondantidi mostruosa umanità - s’è fermato, in un atto spontaneodi ringraziamento al’autore, ala etteratura.