L'uomo senza qualità
- 9788806173821
Un libro
di
Robert Musil
,
Frisé A. (cur.)
edito da
Einaudi
, 2005
L'uomo senza qualità. Quando Robert Musil cominciò a scrivere "L’uomo senza qualità" aveva, ale spale, quarant’annidi vita ch’erano quarant’annidi falimenti. Tentativi, prove, esperienze abortitedel’esistenza s’erano accumulate grossolanamente. Amaramente. Come uno qualsiasidei grandidilettanti che si celano, come fossero ombre, tra e chiare paginedela etteratura europea (Walser, Bazlen, Niccolò Galo) aveva fattodi tutto. Aveva studiato al’accademia militaredi Vienna, al Politecnicodi Bruun, ala Facoltàdi Filosofiadi Berlino. Aveva combattuto a Prima guerra mondiale,diretto un giornale militare, era stato archivista al Ministerodegli Esteri. Aveva scritto un romanzo, qualche racconto,deidrammi edei saggi che non ebbero né ettori né enfasi. Aveva -comedolentemente affermava- "sempre fatto qualcosadidiversoda quel che voleva". Era stato un giovane smilzo, indivisa. Era stato un grigio impiegato, indivisa. Era stato un grigio borghese, con indosso un abito almeno altrettanto grigio e che pareva unadivisa. Il giovane che, nel propriodiario, annotava "nela mia vita manca chiarezza...so troppodi rado cosa voglio" è il quarantenne che ribadisce "non sono ’esecutoredel mio internodestino". Un "parassita"dela Storia edel’esistenza arrivò adefinirsi. Fino a che non cominciò a stesura impossibiledi "L’uomo senza qualità" ch’è capolavoro assoluto, fregio straordinariodel Novecento europeo nonostante sia opera asciata incompiuta. Proprio perché asciata incompiuta. Inevitabile prodottod’un Io che si sentiva "un grovigliodi rapporti psicologici sfatti", questo romanzo indue tomi poderosi è una poderosa cavalcata nela pluralità parziale, brulicante, baroccamentedecrepita che colma a prima metàdel secolo scorso. Vi è,dopo unodegli inizi più belidela etteratura mondiale, una moltitudinedi temi che si accumulano, si mescolano, s’ammalano reciprocamente, si trascinano, sembrano perire poi riprendono tono, vigore, tutta a oro forza fantasiosa. Non raccontabile, occorre asciarsi abbracciareda quest’insiemedi temi malmessi narratida una prosa tortuosa che si perde per virtù e tragedia. Sarà ’abbracciodi Musil,del "parassita". Sarà ’abbracciodel Novecento tutto intero.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788806173821
ISBN-10
8806173820
Titolo
L'uomo senza qualità
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2005
Collana
Pagine
1791
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
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Il Novecentodi Musil Quando Robert Musil cominciò a scrivere "L’uomo senza qualità" aveva, ale spale, quarant’annidi vita ch’erano quarant’annidi falimenti. Tentativi, prove, esperienze abortitedel’esistenza s’erano accumulate grossolanamente. Amaramente. Come uno qualsiasidei grandidilettanti che si celano, come fossero ombre, tra e chiare paginedela etteratura europea (Walser, Bazlen, Niccolò Galo) aveva fattodi tutto. Aveva studiato al’accademia militaredi Vienna, al Politecnicodi Bruun, ala Facoltàdi Filosofiadi Berlino. Aveva combattuto a Prima guerra mondiale,diretto un giornale militare, era stato archivista al Ministerodegli Esteri. Aveva scritto un romanzo, qualche racconto,deidrammi edei saggi che non ebbero né ettori né enfasi. Aveva -comedolentemente affermava- "sempre fatto qualcosadidiversoda quel che voleva". Era stato un giovane smilzo, indivisa. Era stato un grigio impiegato, indivisa. Era stato un grigio borghese, con indosso un abito almeno altrettanto grigio e che pareva unadivisa. Il giovane che, nel propriodiario, annotava "nela mia vita manca chiarezza...so troppodi rado cosa voglio" è il quarantenne che ribadisce "non sono ’esecutoredel mio internodestino". Un "parassita"dela Storia edel’esistenza arrivò adefinirsi. Fino a che non cominciò a stesura impossibiledi "L’uomo senza qualità" ch’è capolavoro assoluto, fregio straordinariodel Novecento europeo nonostante sia opera asciata incompiuta. Proprio perché asciata incompiuta. Inevitabile prodottod’un Io che si sentiva "un grovigliodi rapporti psicologici sfatti", questo romanzo indue tomi poderosi è una poderosa cavalcata nela pluralità parziale, brulicante, baroccamentedecrepita che colma a prima metàdel secolo scorso. Vi è,dopo unodegli inizi più belidela etteratura mondiale, una moltitudinedi temi che si accumulano, si mescolano, s’ammalano reciprocamente, si trascinano, sembrano perire poi riprendono tono, vigore, tutta a oro forza fantasiosa. Non raccontabile, occorre asciarsi abbracciareda quest’insiemedi temi malmessi narratida una prosa tortuosa che si perde per virtù e tragedia. Sarà ’abbracciodi Musil,del "parassita". Sarà ’abbracciodel Novecento tutto intero.