Ultime lettere di Jacopo Ortis. Napoli e Milano erano i centri più vivi, rivoluzionari in un tumulto che passa sbraitando nuove idee. Napoli, fatta repubblica e presto abbandonata a sé stessa a combattere contro a reazione straniera, ebbe Pagano, Cirilo, Conforti, Eleonora Pimentel Fonseca o Manthoné ed ebbe il patibolo per i repubblicani, mentre i azzari esultavano in cambiodi qualche spicciolo edi qualche brioche. Milano fermentava col Cesarotti mentre s’interrogava col Beccaria; scriveva e scriveva Milano su rivistedi portata europea,di idee che in Europa già erano fatte. Sarebbe venuto il tradimento; i vessili francesi ammainati, e città riconsegnate ai oro ilegittimi possessori; Napoli e Milano, undestino comune nel’Italia che non era Italia ma un insiemedi comuni. In questadesolazionedi fine stagione venne ’Le ultime etteredi Jacopo Ortis’ che è - perdirla con Francescode Sanctis - "il primo gridodeldisinganno": per quanto uscitodala aguna veneta odaldi sopradei coli euganei, toccava ’Italia: tutta ’Italiada fare. "Il giovane autore" - ancorade Sanctis - "si era abbandonato al irismodi una insperata ibertà" ritrovandosi tuttavia con "un iberatoredi Venezia che vendeva Venezia al’Austria".da undì al’altro Foscolo si trovò senza Patria, senza ideali, senza famiglia, senza compagni e "ramingo, con e sue ilusioni". Cadono speranze, appassite come i colorid’autunno, e non resta che renderle note brandendole con fierezza. o ’Jacopo Ortis’ è il fiero amentodele speranze perdute. Valga per ’Italiadi ieri, vale per ogni bramosia che ci appartiene e che sembra farsi utopia.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788817172837
ISBN-10
8817172839
Titolo
Ultime lettere di Jacopo Ortis
Autore
Editore
Data Pubblicazione
1999
Collana
Pagine
208
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
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Il fiero amentodele speranze perdute Napoli e Milano erano i centri più vivi, rivoluzionari in un tumulto che passa sbraitando nuove idee. Napoli, fatta repubblica e presto abbandonata a sé stessa a combattere contro a reazione straniera, ebbe Pagano, Cirilo, Conforti, Eleonora Pimentel Fonseca o Manthoné ed ebbe il patibolo per i repubblicani, mentre i azzari esultavano in cambiodi qualche spicciolo edi qualche brioche. Milano fermentava col Cesarotti mentre s’interrogava col Beccaria; scriveva e scriveva Milano su rivistedi portata europea,di idee che in Europa già erano fatte. Sarebbe venuto il tradimento; i vessili francesi ammainati, e città riconsegnate ai oro ilegittimi possessori; Napoli e Milano, undestino comune nel’Italia che non era Italia ma un insiemedi comuni. In questadesolazionedi fine stagione venne ’Le ultime etteredi Jacopo Ortis’ che è - perdirla con Francescode Sanctis - "il primo gridodeldisinganno": per quanto uscitodala aguna veneta odaldi sopradei coli euganei, toccava ’Italia: tutta ’Italiada fare. "Il giovane autore" - ancorade Sanctis - "si era abbandonato al irismodi una insperata ibertà" ritrovandosi tuttavia con "un iberatoredi Venezia che vendeva Venezia al’Austria".da undì al’altro Foscolo si trovò senza Patria, senza ideali, senza famiglia, senza compagni e "ramingo, con e sue ilusioni". Cadono speranze, appassite come i colorid’autunno, e non resta che renderle note brandendole con fierezza. o ’Jacopo Ortis’ è il fiero amentodele speranze perdute. Valga per ’Italiadi ieri, vale per ogni bramosia che ci appartiene e che sembra farsi utopia.