Il cane Kastanka si trascina lungo i marciapiedi gelidi di Mosca, con le zampe intorpidite dal freddo pungente di una giornata senza padrone.
Kastanka vaga smarrito tra la folla indifferente cercando volti familiari, fino a incontrare uno sconosciuto che lo trascina in un mondo di acrobazie e fragili identità.
La bestiola abbandona la vita domestica tra maltrattamenti e avanzi di cibo per seguire un domatore che le offre un rifugio di luci artificiali. Silenzio assoluto. Nei circhi polverosi della Russia imperiale, la bestia apprende la disciplina ferrea della formazione circense di Kastanka, specchiandosi negli sguardi alieni di oche e gatti addestrati come lui. Ogni gesto meccanico nasconde il desiderio di ritrovare il calore perduto dei vecchi padroni durante le prove solitarie di Kastanka, in un equilibrio precario tra la fedeltà istintiva al passato e la miseria del presente nomade.
Il richiamo di un fischio familiare nel buio della platea rompe ogni finzione di addestramento, costringendo il cane a scegliere tra la sicurezza della cuccia e l'incertezza della strada.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa russa del diciannovesimo secolo.
✔ Chi apprezza la letteratura breve e introspettiva.
Perché è diverso
L'opera fonde la precisione analitica di Cechov con la sensibilità stilistica di Landolfi in un unico flusso narrativo. La struttura esplora il tormento dell'animale attraverso un registro che oscilla costantemente tra il grottesco del circo e la malinconia dell'abbandono.
Dettagli Bibliografici
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