Il tintinnio metallico dei falsi rubli risuona nelle stanze buie della casa di Grigorij, mentre il fumo denso delle fabbriche soffoca ogni respiro nel villaggio di Ukleevo.
Lipa vive ai margini di una famiglia di mercanti corrotti, custode di un’ingenuità che si scontra violentemente con l’avidità implacabile di Aksinja e degli altri abitanti del burrone.
La casa del vecchio Grigorij pullula di trafficanti che falsificano monete sotto lo sguardo complice di un capofamiglia senza alcuna morale. In questo nido di impostori, Aksinja gestisce le sorti dell'economia domestica con la ferocia di chi non teme il giudizio divino.
Tutto è marcio.
Lipa stringe a sé il figlio neonato, cercando una tregua nel calore di un affetto che nessuno in quel luogo sembra capace di comprendere. La giovane donna, con la sua indole mite e distaccata dai miseri affari dei mercanti di Ukleevo, diventa l'unico ostacolo all'ambizione cieca della cognata, pronta a spazzare via ogni presenza ingombrante per consolidare il proprio dominio. Il contrasto tra la purezza di una madre e la spietata brama di possesso genera un clima di costante tensione domestica che culmina in un atto di pura crudeltà, segnando definitivamente il destino del piccolo e lasciando Lipa sola nel baratro morale di questa dinamica di spoliazione familiare che divora ogni traccia di pietà umana rimasta.
La cenere delle ciminiere ricopre ormai ogni cosa, nascondendo il segreto di una culla rimasta tragicamente vuota.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa russa di fine Ottocento.
✔ Appassionati di racconti dal realismo psicologico cupo.
Perché è diverso
Il testo scardina la classica narrazione contadina focalizzandosi sulla corruzione morale di una famiglia di mercanti, anziché sulla povertà materiale. La struttura esplora la perdita dell'innocenza attraverso un ritmo che alterna la stasi oppressiva della conca a esplosioni di ferocia inaspettata.
Dettagli Bibliografici
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