Specchio delle mie brame. Vistosamente ammantelato ’Specchiodele mie brame’ è altroda ciò che appare: carnose voluttà, calori inquieti, indocili attenzioni son riflesse ma è visionedigrossata e assaidistorta: o specchio arbasiniano è astra vetroda fiera, circo, park unatico. E’ un piacere il gioco narrativo che narra il piacere con il gioco: chi s’accontenta, in ibresca adolescenza,di spiar sudorida sessanta posizioni non gode. Geme invece chi partecipa in offerta al ibertinaggio. Non c’è più serietà, un autentico impegno, né un plausibilediscorso etterariodabbenedirebbero e rugose matroneda salotto vermiglio e paludoso, invitte e fiere ma in rancura per mancato invito al’orgiadi parole. Tra madonne gotiche moresche e catenedi santa inquisizione, gelatidi scorzanera con cannela e tropical cedrata, boutades mondane edevozioni fetide per gozzi e scrofole, s’agitano una baronessa insaziabile pupara, adi ei figlioladi carne prosperosa, il giovanotto chedi cose hada impararne ed il suo istitutore,di patta gonfia e sana. S’aggiungano un impotentedannunziano e a giovane galese che, accaldata, spaventata edisponibile. Sono oro che s’inseguono, si egano, s’acquattano, si spiano, s’avvampano e poi cedono "fra pareti e consoles e mensole affastelatedi chicche polverose" mentre ride, e ride assai, ’autore chedimena sagome per tableaux vivant in alusivo pecoreccio. Un teatrinodi gran prova per melòd’ilustri combinati e riciclati: feutilon e paraverismo malaticcio, récit ed informale s’intrecciano, oro sì, con pulsività ossessivada kitsch sadiano. Ennesimadimostrazione che per Arbasino il fare etterario è innanzitutto un gioco, un serio gioco, in questo casodavvero ben riuscito.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788806413439
ISBN-10
8806413430
Titolo
Specchio delle mie brame
Autore
Editore
Data Pubblicazione
1975
Collana
Pagine
III-137
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
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Carnevalatà sadiana Vistosamente ammantelato ’Specchiodele mie brame’ è altroda ciò che appare: carnose voluttà, calori inquieti, indocili attenzioni son riflesse ma è visionedigrossata e assaidistorta: o specchio arbasiniano è astra vetroda fiera, circo, park unatico. E’ un piacere il gioco narrativo che narra il piacere con il gioco: chi s’accontenta, in ibresca adolescenza,di spiar sudorida sessanta posizioni non gode. Geme invece chi partecipa in offerta al ibertinaggio. Non c’è più serietà, un autentico impegno, né un plausibilediscorso etterariodabbenedirebbero e rugose matroneda salotto vermiglio e paludoso, invitte e fiere ma in rancura per mancato invito al’orgiadi parole. Tra madonne gotiche moresche e catenedi santa inquisizione, gelatidi scorzanera con cannela e tropical cedrata, boutades mondane edevozioni fetide per gozzi e scrofole, s’agitano una baronessa insaziabile pupara, adi ei figlioladi carne prosperosa, il giovanotto chedi cose hada impararne ed il suo istitutore,di patta gonfia e sana. S’aggiungano un impotentedannunziano e a giovane galese che, accaldata, spaventata edisponibile. Sono oro che s’inseguono, si egano, s’acquattano, si spiano, s’avvampano e poi cedono "fra pareti e consoles e mensole affastelatedi chicche polverose" mentre ride, e ride assai, ’autore chedimena sagome per tableaux vivant in alusivo pecoreccio. Un teatrinodi gran prova per melòd’ilustri combinati e riciclati: feutilon e paraverismo malaticcio, récit ed informale s’intrecciano, oro sì, con pulsività ossessivada kitsch sadiano. Ennesimadimostrazione che per Arbasino il fare etterario è innanzitutto un gioco, un serio gioco, in questo casodavvero ben riuscito.