Un vecchio dal volto solcato come una pergamena antica si muove tra le sale dorate del palazzo dei Lanty, osservato con timore dagli invitati.
L’artista Sarrasine, ossessionato dalla perfezione scultorea, insegue a Roma il sogno di catturare l'essenza della bellezza assoluta incarnata dalla cantante Zambinella, in un groviglio di desideri proibiti.
Il lusso ostentato dei Lanty cela una provenienza indecifrabile, un vuoto di memoria che si riverbera nel silenzio inquietante dell'ospite spettrale. Sarrasine proietta sulla cantante una visione ideale, convinto che il marmo possa farsi carne attraverso la dedizione ossessiva che anima la sua bottega di scultore romano.
Tutto muta forma.
La voce di lei distorce ogni sua certezza, trascinandolo in una voragine dove il confine tra creazione e rovina diventa sottile. In questa vicenda dell'androgino sublime, l’arte non si limita a ritrarre il vero, ma ne consuma chiunque osi fissarne i contorni mutevoli, costringendo il protagonista a misurarsi con una verità che non appartiene al dominio della materia scolpita o del canto celestiale.
Lo sguardo del vecchio si posa sul ritratto di Zambinella, rivelando nel suo silenzio il peso di una giovinezza sepolta sotto il peso di un idolo infranto.
Per chi è
✔ Lettori della narrativa francese del diciannovesimo secolo.
✔ Estimatori del realismo visionario e dell'analisi estetica.
Perché è diverso
La struttura incastonata crea un gioco di specchi che sovrappone la decadenza parigina del diciannovesimo secolo al fervore artistico della Roma settecentesca. L'opera si distacca dalla narrazione lineare per farsi speculazione metafisica sull'identità, il genere e l'impossibilità di possedere l'oggetto del desiderio attraverso il gesto creativo.
Dettagli Bibliografici
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