L’ombra della statua marmorea si allunga sul pavimento di una residenza parigina, celando un segreto che scuote la quiete di un salotto ottocentesco.
L'artista Sarrasine si immerge nelle atmosfere romane inseguendo un ideale estetico assoluto, finendo per scontrarsi con la natura sfuggente di un’identità sospesa tra maschile e femminile.
La cera scolpita cattura la luce mentre il giovane scultore insegue ossessivamente le fattezze di una figura che sfida ogni convenzione figurativa.
L'inganno prende forma.
Nelle strade di Roma, tra i palazzi che custodiscono memorie antiche, la ricerca di un modello perfetto conduce l'uomo verso una scultura androgina proibita, capace di annullare la distinzione tra la pietra fredda e il soffio vitale. Le sue mani, abituate a domare la materia, si scontrano con la musica che irrompe nella narrazione, portando con sé una libertà espressiva che mette a nudo l'incapacità dell'arte visiva di rappresentare l'infinito.
Questo confronto serrato tra la fissità dei volumi e la fluidità sonora trasforma un percorso creativo in un labirinto di svelamenti inattesi, dove la meditazione artistica balzachiana si incrocia con le oscure risonanze di un'estetica ispirata alla tradizione germanica, rendendo ogni cesello del marmo un tentativo disperato di fermare un'immagine inafferrabile che minaccia di consumare interamente il suo creatore.
Il marmo trattiene ancora il riverbero di una melodia che ha decretato la fine di ogni illusione.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa francese del diciannovesimo secolo.
✔ Chi segue la letteratura sulla genesi dell'estetica.
Perché è diverso
Il testo si distingue per l'audace intreccio tra realismo e suggestioni fantastiche di matrice hoffmanniana, strutturando una riflessione teorica sulle arti come motore di una tragedia personale. L'opera rompe gli schemi del genere canonico per interrogarsi sulla natura dell'androgino, trasformando il conflitto estetico in una narrazione densa e metafisica.
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