Il crepuscolo scende sulle colline torinesi mentre le ombre della guerra si allungano oltre le finestre serrate, isolando ogni respiro dal mondo che brucia.
Corrado, docente schivo, cerca riparo tra le alture piemontesi insieme a Cate, inseguendo una memoria antica e la possibilità di un figlio mai riconosciuto.
La quiete domestica alimentata dalla presenza di Elvira e di sua madre si sgretola nel silenzio sospeso della campagna, trasformando il rifugio in uno specchio deformante di inquietudine.
Tutto resta sospeso.
Il disfacimento dell'otto settembre irrompe come una frattura insanabile tra i giorni trascorsi nell'indifferenza e la brutalità dell'occupazione nazista nel Piemonte, obbligando Corrado a confrontarsi con la propria inerzia. In questo spazio isolato, ogni conversazione assume il peso di un bilancio esistenziale, mentre il passato condiviso con Cate diventa il fulcro di un'inquietudine morale in tempo di guerra che non concede più alcuna tregua. L'uomo osserva le proprie scelte quotidiane svanire sotto la cenere del conflitto, accettando infine la solitudine di chi ha preferito guardare le fiamme da lontano anziché spegnerle con le proprie mani.
Le foglie secche coprono i sentieri che conducono lontano dalla collina, mentre Corrado rimane immobile davanti a un'evidenza che non lascia più spazio al ritorno.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa italiana del secondo Novecento.
✔ Estimatori della letteratura esistenzialista del dopoguerra.
Perché è diverso
L'opera opera una sintesi profonda tra il vissuto autobiografico dell'autore e la costruzione di un'identità narrativa universale. La narrazione si distingue per la capacità di trasformare l'immobilismo del protagonista in una lente d'ingrandimento spietata sulla coscienza individuale durante i rivolgimenti storici.
Dettagli Bibliografici
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