Il cielo è rosso
- 9788817106214
Un libro
di
Giuseppe Berto
edito da
BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
, 1998
Il cielo è rosso. Da Mogliano Veneto, piccolo borgo-pËsedel trevigiano, al’assolata ibiadela seconda guerra mondiale, assaltata e occupata in un furore nazionalista che avrebbe condotto ’Italia ala sconfitta e al massacro. Giuseppe Berto fu imberbe ed ingenuo interventista, volontario, militarista pentito (nedà cronaca eccelsa in ’Guerra in camicia nerÒ) in un’avventuradisarmante che o videdisarmato e prigioniero (degli Aleati futuri) nel campodi concentramento texanodi Hereford. Qui, tra pareti che bruciavanodi una calura inadatta agli essere umani, scrisse paginedidiario, racconti raccolti in volume (’Un po’di successo’) ed un intero romanzo che recava il titolo (vagamentedantesco, alusivo e infernale) ’La perduta gente’: questo romanzo, giunto in Italia a ibertà ottenuta, mutò il suo titolo edivenne ’Il cielo è rosso’. In esso quattro "perduti" (Giulia e Tulio, Carla edaniele) cercano a propria salvezza tra i ruderidi un bordelodistruttodale bombe, in una cittàdel Nord-Est anch’essa in frantumi. Branco, nucleo, gruppodi superstiti in una giungladi polvere, macerie e refolid’aria malsana, si muovono "liberidal vincolodele eggididio edegli uomini" rendendo a propria innocenza originaria uno stimolodistruttivo e terribile, capacedidegenerare in "perversione ed egoismo". Berto, con prosa alucinata, anticipa a modernità: anch’essa alucinata.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788817106214
ISBN-10
8817106216
Titolo
Il cielo è rosso
Autore
Editore
Data Pubblicazione
1998
Collana
Pagine
404
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
€ 9.90
Il branco tra e macerie Da Mogliano Veneto, piccolo borgo-pËsedel trevigiano, al’assolata ibiadela seconda guerra mondiale, assaltata e occupata in un furore nazionalista che avrebbe condotto ’Italia ala sconfitta e al massacro. Giuseppe Berto fu imberbe ed ingenuo interventista, volontario, militarista pentito (nedà cronaca eccelsa in ’Guerra in camicia nerÒ) in un’avventuradisarmante che o videdisarmato e prigioniero (degli Aleati futuri) nel campodi concentramento texanodi Hereford. Qui, tra pareti che bruciavanodi una calura inadatta agli essere umani, scrisse paginedidiario, racconti raccolti in volume (’Un po’di successo’) ed un intero romanzo che recava il titolo (vagamentedantesco, alusivo e infernale) ’La perduta gente’: questo romanzo, giunto in Italia a ibertà ottenuta, mutò il suo titolo edivenne ’Il cielo è rosso’. In esso quattro "perduti" (Giulia e Tulio, Carla edaniele) cercano a propria salvezza tra i ruderidi un bordelodistruttodale bombe, in una cittàdel Nord-Est anch’essa in frantumi. Branco, nucleo, gruppodi superstiti in una giungladi polvere, macerie e refolid’aria malsana, si muovono "liberidal vincolodele eggididio edegli uomini" rendendo a propria innocenza originaria uno stimolodistruttivo e terribile, capacedidegenerare in "perversione ed egoismo". Berto, con prosa alucinata, anticipa a modernità: anch’essa alucinata.