Il fango delle trincee si attacca alla divisa di Filippo Rubè, trasformando l'entusiasmo giovanile in una cenere densa che nessuna vittoria può lavare via.
L'ascesa politica e la caduta morale di un intellettuale smarrito tra le macerie di un conflitto che ha annientato ogni certezza prebellica.
Filippo osserva le strade di Roma mentre la nascita del fascismo scuote le fondamenta di una società incapace di gestire la pace.
Tutto brucia.
L'ambizione si arena nei corridoi dell'industria del dopoguerra, tra documenti contabili e il peso soffocante di una religione feroce che ha bandito la pietà quotidiana.
L'identità si sgretola, rendendo ogni gesto di Rubè un tentativo vano di sfuggire a un ordine narrativo che lo condanna all'irrilevanza o alla violenza cieca.
Lo specchio rimanda l'immagine di un uomo che non riconosce più la propria ombra proiettata sulle piazze in tumulto.
Per chi è
✔ Lettori della narrativa italiana del primo Novecento.
✔ Appassionati di analisi psicologiche sull'identità post-bellica.
Perché è diverso
L'opera si distingue per il dialogo costante con il modernismo europeo, decostruendo la linearità della trama per riflettere lo sgretolamento interiore dell'individuo. La narrazione fonde la cronaca politica con un'ossessiva indagine morale, trasformando la biografia di un singolo in una radiografia spietata di un'intera generazione al bivio storico.
Dettagli Bibliografici
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