Il camice bianco di Barbara resta appeso dietro la porta dell'ambulatorio, mentre la notte inghiotte i suoi passi verso i circoli clandestini.
In una Mitteleuropa che tenta di ricomporsi tra le macerie, una dottoressa vive sospesa tra la precisione della clinica e il fervore dell'ideologia. Il narratore ne osserva le metamorfosi, incastrato in un gioco di specchi che dissolve il confine tra osservazione e possesso.
L'ambulatorio cittadino diventa il centro di una tensione costante tra il rigore medico e le riunioni politiche notturne.
Tutto vacilla.
Le ombre del dopoguerra si infiltrano tra le pareti dell'appartamento, dove Barbara smarrisce la propria identità sotto lo sguardo del compagno. È qui che il loro legame evolve in un teorema sentimentale mitteleuropeo, trasformando l'intimità in un atto di conoscenza spietato.
Attraversando l'abiezione morale per tentare una rinascita, i due protagonisti compiono la loro ascesa politica nell'incertezza, confondendo le proprie tracce fino a rendersi indistinguibili l'uno dall'altra nel buio di una stanza che non offre più riparo.
Un silenzio denso avvolge le loro figure mentre, nella penombra, ogni certezza sul bene e sul male si sgretola definitivamente.
Per chi è
✔ Lettori di letteratura mitteleuropea del Novecento.
✔ Chi esplora la narrativa filosofica europea.
Perché è diverso
Il testo decostruisce il genere del racconto amoroso trasformandolo in un'indagine fenomenologica sulla psiche post-bellica. L'intreccio tra impegno politico e ossessione privata ridefinisce i ruoli dei protagonisti attraverso una prosa lirica che fonde realtà e onirismo in una struttura narrativa circolare.
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