Il crepuscolo scende su Roma mentre Andrea Sperelli scosta il pesante drappeggio di velluto, lasciando che la luce dorata dei candelabri accarezzi il marmo dei busti antichi.
Il conte Andrea Sperelli, nobile esteta romano, tenta di trasformare la propria esistenza in un capolavoro assoluto, smarrendosi però tra le pieghe di una sensualità che corrode la sua volontà.
Palazzi carichi di broccati accolgono le sue cerimonie private, dove ogni sguardo è una studiata messa in scena del desiderio. L'incontro con Elena Muti accende una passione carnale che ignora ogni freno sociale, mentre Maria Ferres diviene il simulacro di un amore spirituale e salvifico. Il protagonista si nutre di entrambe in una sovrapposizione psicologica di Elena e Maria, cercando di fondere due universi femminili opposti in un unico, artificioso piacere.
L'equilibrio si spezza.
La dimora nobiliare diventa teatro di un'ossessione che scivola oltre il controllo, trascinandolo in una prigione di specchi dove la realtà sfuma nel riflesso del proprio edonismo. Il tentativo di forgiare una vita come un'opera d'arte si sgretola nel silenzio delle stanze vuote, quando le donne che hanno nutrito il suo narcisismo lo lasciano solo. Questa abulica esistenza di Sperelli si riduce infine al vuoto, incapace di colmare la distanza tra il sogno estetico e la cruda inettitudine dell'anima.
L'aristocratico contempla il vuoto, prigioniero dei troppi ritratti che popolano le pareti della sua solitudine.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa del Decadentismo europeo.
✔ Cultori della letteratura italiana dell'Ottocento.
Perché è diverso
Il testo scardina il concetto di eroe romantico per imporre una figura di esteta narcisista totalmente prigioniero dei propri artifici stilistici. La narrazione si concentra sulla decomposizione psicologica del protagonista, analizzando come la ricerca ossessiva del bello conduca inesorabilmente alla paralisi esistenziale.
Dettagli Bibliografici
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