Il fischietto d'argento della signorina Pedani squarcia il silenzio polveroso del cortile scolastico, imponendo una brusca coreografia di arti tesi a un corpo docente recalcitrante.
Torino, fine Ottocento: un giovane impiegato, forgiato dal seminario, osserva turbato l'insegnante di educazione fisica scuotere le fondamenta di un decoro borghese ormai fragile.
Le maniche rimboccate rivelano una forza che ignora le convenzioni, trasformando il cortile in una palestra dove ogni movimento diventa una sfida aperta all'etichetta del tempo. L'ex seminarista osserva quei gesti atletici con un crescente disorientamento, scisso tra il dovere professionale e la fascinazione per un vigore che ignora le buone maniere. La pedagogia del corpo atletico s’impone tra i banchi, costringendo i professori a lezioni di ginnastica forzate che rivelano le crepe di un rigore sociale che sta cedendo sotto la pressione del movimento.
Tutto muta.
Le gerarchie si invertono mentre il cortile diventa il fulcro di un’ossessione collettiva, delineando i contorni di una nazione in cerca di disciplina che cerca nei gesti atletici una nuova identità. La vitalità incontenibile della Pedani diventa lo specchio deformante di un’Italia che fatica a trovare un equilibrio tra l'antico riserbo e la spinta verso un futuro fatto di slanci, sudore e un'audacia che nessuno osava immaginare fino a quel momento.
L'eco del fischietto rimane sospeso nell'aria, testimone di un ordine che si sgretola al ritmo di ogni piegamento.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa italiana del tardo Ottocento.
✔ Appassionati di costume e satira sociale storica.
Perché è diverso
L'opera scardina la produzione moralista del tempo, focalizzandosi sul culto della fisicità come lente d'ingrandimento delle nevrosi nazionali. La costruzione narrativa trasforma l'esercizio ginnico in una metafora vivente, capace di denudare le convenzioni sociali attraverso un'ironia sottile e mai dichiarata.
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