La polvere dello sferisterio si solleva sotto il peso dei bracciali di legno che impattano con violenza sorda contro la palla di cuoio.
L'autore esplora il declino del pallone col bracciale tra la fine del diciannovesimo secolo e l'avanzata delle discipline anglosassoni, immortalando il tramonto di una tradizione sportiva italiana.
Il borgo si anima attorno alle sfide tra le casacche colorate mentre il ritmo delle partite scandisce i mesi estivi tra grida e scommesse accese. La tensione cresce durante il campionato tra gli Azzurri e i Rossi, dove ogni punto guadagnato difende l'orgoglio di una consuetudine locale contro l'invasione dei nuovi schemi stranieri.
Il campo perde vigore.
Gli spettatori osservano il mutamento sociale riflesso nelle immagini di Raffaele Faccioli, che documentano con tratti grafici e scatti fotografici un’era destinata alla dissoluzione. Il conflitto si sposta dagli spalti alla carta stampata, in un gioco di specchi ironico che mette in discussione la sacralità del tifo e l’ossessione per il football. Questa cronaca del pallone col bracciale smantella la gravità dell’epoca, rivelando come il passaggio tra due epoche non sia soltanto una questione di regole, ma di identità vissuta con rabbia e ostinata devozione nei recinti chiusi delle arene.
L’ultima battuta risuona nel silenzio improvviso di una tribuna che non riconosce più i suoi eroi.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa sportiva del diciannovesimo secolo.
✔ Appassionati di ricostruzioni storiche sul costume italiano.
Perché è diverso
L'opera utilizza un corredo misto di disegni e fotografie per documentare una disciplina dimenticata, sovvertendo il tono solenne tipico delle cronache del periodo attraverso una sottile ironia narrativa. La narrazione trasforma la competizione sportiva in un dispositivo di analisi sociologica, evidenziando il contrasto tra l'eredità storica e l'irrompere della modernità.
Dettagli Bibliografici
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