Le mani di Annesa stringono le lenzuola umide mentre il silenzio di casa Decherchi si trasforma in un soffocante presagio di sventura.
Annesa, serva devota legata alla famiglia come un rampicante, tenta di preservare il decoro del casato, scivolando in una colpa indelebile che trascende il servilismo.
La dimora dei Decherchi si fa teatro di una passione ancestrale in Sardegna dove ogni gesto è dettato da una logica ferrea. Le stanze in pietra osservano la mutazione di Annesa, spinta a compiere atti inenarrabili per garantire la sopravvivenza economica di Paolo, l'uomo che occupa ogni suo pensiero proibito.
Tutto muta.
Il peso della menzogna si insinua nelle intercapedini dell'edificio e la ricerca di una redenzione diviene l'unico orizzonte possibile in un contesto dove il ruolo sociale appare immutabile come roccia. Mentre la vergogna corrode i legami domestici, emerge la coscienza del peccato di Annesa, un fardello solitario che scava solchi profondi nel volto della protagonista, destinata a cercare la propria luce in un cammino di espiazione privata e implacabile.
L'ombra che si allunga sulle pareti di calce non promette pace, ma solo il compiersi di un destino già scritto nelle crepe della terra.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa sarda del primo Novecento.
✔ Estimatori del realismo psicologico di inizio secolo.
Perché è diverso
L'opera si distingue per l'immersione in un microcosmo arcaico dove il determinismo sociale si scontra con il tormento spirituale individuale. La costruzione narrativa scava nel concetto di colpa come entità fisica, legando indissolubilmente lo stato psicologico della protagonista al paesaggio primordiale dell'ambientazione.
Dettagli Bibliografici
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