Il sole batte implacabile sulle cime granitiche di Aar, mentre la tonaca di Paulo si fa pesante sotto il peso di un desiderio che non trova pace.
Nel silenzio di un borgo sardo isolato, un giovane parroco cede al legame con Agnese, innescando una tensione silenziosa che scuote le fondamenta morali della madre di lui.
L’anziana donna osserva il decadimento del figlio tra le mura della casa paterna, percependo ogni sguardo e ogni ritardo come una condanna ineluttabile dell'anima.
Tutto svanisce.
La sua lotta si consuma tra le ombre delle stanze, dove la pietà si intreccia con il terrore dello scandalo pubblico.
L’intenso legame proibito tra parroco e parrocchiana si staglia contro il severo giudizio della comunità montana, trasformando ogni gesto in una confessione tacita.
La madre scava nel dolore di Paulo, decisa a strappare il figlio a questa passione ossessiva nella Sardegna rurale che minaccia di divorare la sua vocazione.
Il confronto finale tra le stanze buie della canonica e la rigidità del sagrato sancisce il crollo di ogni ipocrisia, lasciando solo i detriti di una fede messa a dura prova.
L’ultima preghiera della madre muore sulle labbra, interrotta dal rumore sordo di una porta che non si riaprirà mai più.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa verista del Novecento.
✔ Appassionati di letteratura rurale sarda.
Perché è diverso
L'opera si distacca dai canoni classici attraverso una costruzione narrativa che ricalca la tragedia antica, limitando l'azione a uno spazio ristretto e soffocante. L'indagine psicologica non si sofferma sull'evento esteriore, ma sulla logorante pressione morale esercitata dalla figura materna sul protagonista.
Dettagli Bibliografici
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