L’odore resinoso dei boschi di soveri si mescola al silenzio della Serra di Nuoro mentre il sole di giugno filtra tra le foglie.
Ereditiera di un cospicuo patrimonio, Marianna Sirca tenta di recuperare le energie in una remota casa colonica dopo aver assistito il defunto zio prete durante una lunga malattia paralizzante.
L’eredità ricevuta trasforma radicalmente la condizione della giovane, spingendola a isolarsi tra i boschi per guarire dai lunghi anni passati in clausura forzata al capezzale dell'infermo. La solitudine della campagna della Serra di Nuoro diventa l'unico orizzonte possibile per una donna logorata da una esistenza spesa nel sacrificio e nell'obbedienza totale alle convenzioni sociali.
Tutto resta immobile.
L’incontro inaspettato con un bandito segna una frattura netta nella sua quiete solitaria, dando avvio a una relazione sentimentale proibita che sfida le rigide gerarchie di ceto della Sardegna rurale. La ragazza deve confrontarsi con il peso del denaro appena ereditato che, lungi dal portarle libertà, traccia nuove linee di confine tra la sua nuova posizione sociale e l’irruenza di una passione che minaccia di travolgerla. Il ritorno a una normalità predefinita diviene progressivamente impossibile mentre le convenzioni del paese iniziano a cedere sotto la spinta di un sentimento che rifiuta ogni compromesso borghese.
Lo sguardo di Marianna si perde tra i tronchi scuri dei sugheri, in attesa di un battito di passi che non ha più il diritto di attendere.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa sarda del primo Novecento.
✔ Chi segue la letteratura rurale ed epica.
Perché è diverso
La narrazione scardina i canoni del tempo attraverso l'introspezione psicologica di una donna che vive l'eredità non come liberazione, ma come nuova forma di confinamento. L'ambientazione montana della Sardegna diviene co-protagonista, influenzando le scelte morali e il declino delle strutture sociali tipiche dell'epoca.
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