Il ponte di Maria Valeria, sospeso tra Cecoslovacchia e Ungheria, segna il punto di partenza di questo resoconto di viaggio che prosegue il cammino a piedi verso Costantinopoli.
L'autore riprende il suo percorso nel 1934, attraversando a piedi la Grande Pianura ungherese e la Transilvania fino alle Porte di Ferro. Il testo documenta la quotidianità di un viandante che osserva la vita rurale lungo il corso dei fiumi Tibisco e Maros, inserendo nel racconto dettagli su manieri, architetture locali e tradizioni folkloristiche centro-europee. Fermor delinea un ritratto vivido di un'aristocrazia ormai prossima alla dissoluzione, alternando le descrizioni di biblioteche private e incontri con boscaioli a riflessioni sul mutamento del paesaggio naturale tra i Carpazi e i Balcani, sospeso in un'epoca antecedente alle trasformazioni belliche del ventesimo secolo.
Per chi è
✔ Lettori di letteratura di viaggio e memoir
✔ Studiosi di storia sociale dell'Europa orientale
Perché è diverso
A differenza dei resoconti focalizzati sulle sole rotte geografiche, il volume intreccia la cronaca del cammino con l'analisi antropologica di un mondo aristocratico e rurale che sarebbe scomparso di lì a pochi anni.
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