Una mano spettrale solleva il coperchio di una bara in un cimitero affollato come un condominio di periferia.
Il giovane Tulipe fugge dagli inferi parigini in un viaggio picaresco tra defunti bislacchi, cercando nell'ebbrezza del vino un rifugio dalle pene dell'esistenza.
L'asfalto di rue Rollin sembra fondersi con i loculi dimenticati, dove il protagonista incontra un redattore ministeriale accanto a un coro cosacco silente.
La morte è casa.
Il cimitero di Belleville diventa un palcoscenico per un portaborse caduto in disgrazia e un prete che ha smarrito la fede nei miracoli, trascinando il lettore in un turbine di umorismo grottesco. Questa fuga dall'Ade parigino rivela già l'anima tormentata e lucida di un autore diciannovenne, capace di intrecciare il disperato al ridanciano senza mai cedere alla malinconia pura. Ogni spettro si muove con la vitalità caotica di una pensione nizzarda, trasformando il sarcofago in una stanza in affitto dove si consumano le prime, brucianti delusioni giovanili tra bottiglie svuotate e segreti indicibili.
Il vino scivola tra le ossa dei morti come un estremo tentativo di reclamare un ultimo, effimero respiro tra le lapidi.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa francese del primo Novecento.
✔ Estimatori di stili picareschi e umorismo nero.
Perché è diverso
Quest'opera rappresenta il nucleo genetico di tutta la successiva produzione dell'autore, cristallizzando in un testo diciannovenne le ossessioni e lo stile che avrebbero dominato la sua intera carriera. La peculiarità risiede nella sovrapposizione tra una dimensione oltretomba grottesca e la realtà quotidiana di una Parigi studentesca, rendendo il confine tra i vivi e i morti impercettibile attraverso una prosa frenetica e profondamente ironica.
Dettagli Bibliografici
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