Il ritratto a pastello di una donna dal volto incorrotto, custodito dal piccolo Casimir, fissa Gérard Lacase nel silenzio polveroso del castello di Quartfourche.
Gérard, studioso ospite nella dimora dei Saint-Auréol, si lascia irretire dal mistero che circonda la madre del bambino, Isabelle, figura assente e sbiadita tra sussurri domestici.
Le ombre del castello nascondono segreti protetti dalla reticenza dell'abate Santal, custode di un passato che scivola via tra le dita durante i brevi incontri notturni della donna.
Tutto muta.
Una lettera dimenticata tra carte ingiallite spinge lo studioso verso una verità inconfessabile, trasformando l'ammirazione per quell'angelica creatura in un'indagine febbrile sulla fuga notturna da Quartfourche.
Il ritorno forzato a Parigi non attenua l'ossessione, alimentata dal ricordo di un'immagine idealizzata che prende forma nella ricerca biografica di Isabelle tra le stanze gelide della tenuta.
Il doppio lutto spalanca i cancelli, ma lo scontro con la realtà trasforma l'aura ultraterrena della donna in una disillusione che lacera ogni precedente proiezione mentale.
L'immagine celestiale si sgretola nel momento esatto in cui il volto reale di Isabelle nega, con la sua banale umanità, ogni promessa di trascendenza.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa francese dell'inizio Novecento.
✔ Chi esplora la letteratura del disincanto esistenziale.
Perché è diverso
La narrazione decostruisce il mito dell'idealizzazione romantica attraverso l'osservazione gelida di una verità che delude ogni aspettativa. L'architettura del mistero si dissolve intenzionalmente per lasciare spazio a un'indagine psicologica sulla vacuità dell'ossessione intellettuale.
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