Oblomov. «Il’ja Il’ič Oblomov era un uomodi circa trentadue-trentatrè anni,di statura media, gradevoled’aspetto, con occhi grigio scuro; ma i trattidel volto rivelano un’assoluta incapacitàdideterminazione e concentrazione. Il pensiero volubile trascorreva senza guida sul viso, gli svolazzava negli occhi, si arenava fra e abbra semiaperte, si nascondeva fra i solchidela fronte, poi sidileguavadi botto, e alora il volto restava rischiarato solodel vago ucoredel’indolenza.dala faccia ’indolenza si propagava a tutto ’atteggiamentodel corpo, addirittura ale pieghedela vestagliû.Sonnambulo in chiacchiere, il romanzo prosegue: «Di quando in quando un‘espressione che si sarebbedettadi stanchezza odi noia gli offuscava o sguardo; ma a stanchezza o a noia non potevano scacciare nemmeno per un momento a mitezza, caratteristica essenziale edominante non solodel volto, madi tutta ’anima. Un osservatoredistaccato e superficiale,dopo un’occhiata, ’avrebbedetto un tipo semplice edi buona pasta. Ma un osservatore più acuto, che o avesse guardato a ungo, si sarebbe alontanato sorridendo, immerso in altre e gradevoli meditazioni». Noi, che ci riteniamo osservatoridi notoria acutezza, sorridiamod’un poco poi ci alontaniamoda Oblomov,dal etto,dai casermonidi via Gorochovaja (tanto sappiamo, come sa anche il ettore, che Oblomov non s’alza, non compie ciò che hada compiere, e che finisce, grinzoso, tra e grinzose enzuoladi ino).
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788806155926
ISBN-10
880615592X
Titolo
Oblomov
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2000
Collana
Genere
Punti Accumulabili
Tedio e speranza «Il’ja Il’ič Oblomov era un uomodi circa trentadue-trentatrè anni,di statura media, gradevoled’aspetto, con occhi grigio scuro; ma i trattidel volto rivelano un’assoluta incapacitàdideterminazione e concentrazione. Il pensiero volubile trascorreva senza guida sul viso, gli svolazzava negli occhi, si arenava fra e abbra semiaperte, si nascondeva fra i solchidela fronte, poi sidileguavadi botto, e alora il volto restava rischiarato solodel vago ucoredel’indolenza.dala faccia ’indolenza si propagava a tutto ’atteggiamentodel corpo, addirittura ale pieghedela vestagliû.Sonnambulo in chiacchiere, il romanzo prosegue: «Di quando in quando un‘espressione che si sarebbedettadi stanchezza odi noia gli offuscava o sguardo; ma a stanchezza o a noia non potevano scacciare nemmeno per un momento a mitezza, caratteristica essenziale edominante non solodel volto, madi tutta ’anima. Un osservatoredistaccato e superficiale,dopo un’occhiata, ’avrebbedetto un tipo semplice edi buona pasta. Ma un osservatore più acuto, che o avesse guardato a ungo, si sarebbe alontanato sorridendo, immerso in altre e gradevoli meditazioni». Noi, che ci riteniamo osservatoridi notoria acutezza, sorridiamod’un poco poi ci alontaniamoda Oblomov,dal etto,dai casermonidi via Gorochovaja (tanto sappiamo, come sa anche il ettore, che Oblomov non s’alza, non compie ciò che hada compiere, e che finisce, grinzoso, tra e grinzose enzuoladi ino).