Il crepuscolo scende sulla casa dei Kasirin, mentre le ombre danzano inquiete tra le travi marce di una stanza che trasuda rancore.
Aleksej Peskov, orfano di padre, attraversa l'indigenza russa sotto la tutela di un nonno brutale, trovando rifugio nelle parole della nonna materna.
L'infanzia di Aleksej si consuma nell'oscurità tra pareti domestiche sature di violenza e urla soffocate.
Tutto muta.
La nonna tesse attorno al nipote un arazzo di leggende vibranti, trasformando la miseria in uno spazio di inaspettata rivelazione.
Questo apprendistato alla sofferenza diventa lo specchio deformante di un intero popolo, lontano dai salotti aristocratici del tempo.
Il nonno governa la famiglia con una ferocia metodica che trasforma il quotidiano in una lacerante lotta di sopravvivenza tra legami di sangue spezzati e ritrovati.
Tra le mani del bambino, la realtà si sfilaccia in un gioco di contrasti dove ogni gesto di tenerezza è sempre preceduto da un colpo sferrato nel buio.
L'eco della voce della nonna si spegne lentamente sotto il peso di una notte che non promette alcun perdono.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa autobiografica russa del Novecento.
✔ Chi segue la letteratura del realismo classico europeo.
Perché è diverso
Questa opera scardina l'immagine stereotipata dell'autore legata al realismo di stato, svelando una dimensione intima e lirica. Il testo ricostruisce il dolore non come astrazione, ma attraverso la specifica e brutale dinamica familiare della Russia di fine Ottocento.
Dettagli Bibliografici
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