Il guanto di seta del Conte si macchia di sterco, trasformando un banale invito a corte in un tumulto di accuse reciproche.
Dodici racconti di Carlo Gozzi intrecciano la vita minuta dei sobborghi veneziani e milanesi, dove dispetti e rivalità popolari innescano conseguenze imprevedibili per nobili e artigiani.
Tommaso Bigolino imbratta la porta dei notabili veneziani dopo un rifiuto, scatenando il caos tra le maschere che ignare si affrettano al ballo.
La rabbia esplode.
Battista Moscione trasforma il rancore per un’infamia subita in un inganno strutturato attorno alla carcassa di un cavallo, deridendo il cordoglio di chi cerca inutilmente di rimuoverla dalla pubblica via. In questo teatro del quotidiano, le rivalse tra vicini nel Settecento diventano il fulcro di un sistema sociale fragile, pronto a frantumarsi per un gesto di scherno.
Gianni Tina, semplice ciabattino, trasforma la giustizia privata in un’ossessione che scuote l’autorità del Governatore, obbligando il potere a scendere tra i banchi di lavoro per sedare le sommosse urbane nel milanese. L'ordine costituito arretra di fronte a una serie di vendette meschine che ridisegnano la gerarchia della strada, rendendo ogni parola di troppo un pretesto per una ritorsione violenta e inaspettata tra le calli.
Il Governatore osserva la folla, sapendo che la prossima offesa sarà impossibile da contenere dietro le porte chiuse dei palazzi.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa satirica veneta del XVIII secolo.
✔ Studiosi delle tradizioni letterarie legate al costume settecentesco.
Perché è diverso
La narrazione scardina la distinzione tra ceti sociali, spostando il fulcro dell'azione dalle corti ai vicoli, dove le interazioni sono regolate esclusivamente dal risentimento e dal contrappasso fisico. L'opera documenta un realismo crudo e grottesco, lontano dall'idealizzazione dell'epoca, focalizzandosi sull'effetto domino generato da dispetti che travolgono inevitabilmente le strutture amministrative del territorio.
Dettagli Bibliografici
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