La mano di un uomo trema mentre scivola lungo le pareti scrostate di una Christiania indifferente, cercando nel vuoto delle tasche il peso di una moneta che non c'è.
Un aspirante scrittore, ridotto all'indigenza, vaga senza meta nelle strade gelide cercando di mantenere intatta la propria dignità intellettuale mentre lo stomaco si contrae in una morsa inesorabile.
Le pietre del selciato di Christiania di fine secolo si fanno instabili sotto i piedi di un giovane che baratta i propri pochi averi per una candela, unico baluardo contro l'oscurità dei suoi pensieri ossessivi.
Tutto svanisce.
Le parole che vorrebbe vergare sulla carta diventano estranee, frammentate dai morsi costanti di una fame che lo spinge ai confini della ragione in una discesa nella follia urbana dove il delirio si confonde con la lucidità più tagliente.
Un cappotto logoro e la fame diventano gli unici testimoni delle sue conversazioni immaginarie con sconosciuti, trasformando ogni rifiuto ricevuto nei caffè in un colpo che scardina la sua identità frammentata tra il bisogno fisico e l'ostinazione di una penna che rifiuta di tacere.
Il riflesso distorto nelle vetrine dei negozi osserva un uomo che ha smesso di distinguere il rumore della propria mente dal silenzio affamato della città.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa psicologica di fine Ottocento.
✔ Estimatori del monologo interiore e dell'esistenzialismo.
Perché è diverso
L'opera scardina la narrazione tradizionale focalizzandosi esclusivamente sulla degradazione sensoriale e mentale del protagonista. La struttura riflette il crollo della razionalità attraverso uno stile nervoso che trasforma lo spazio urbano in un labirinto soggettivo del tutto privo di filtri esterni.
Dettagli Bibliografici
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