Il bisturi incide la pelle sotto il seno, lasciando dietro di sé il sapore metallico di una fine prematura.
Huxley esordisce con sette narrazioni che esplorano le zone d'ombra della psiche, intrecciando traumi personali con una satira tagliente della società intellettuale primo novecentesca.
L'inchiostro traccia solchi profondi dove il lutto privato si trasforma in materiale letterario, come nella sofferta agonia descritta in Morte di Lully. Il dolore fisico si mescola a ossessioni numeriche in Eupompus diede splendore all'arte attraverso i numeri, rendendo il gesto estremo una necessità ineludibile.
Tutto muta.
Richard Greenow incarna la scissione definitiva tra l'impegno civile e la dedizione alla parola scritta, vivendo il proprio spirito come un campo di battaglia. La scrittura diventa lo specchio deformante di un io frammentato, in cui l'alter ego si ribella al creatore reclamando una voce propria. Ogni racconto trasforma l'autobiografia in una maschera grottesca, spogliando il protagonista di qualsiasi certezza intellettuale per lasciarlo nudo di fronte alla propria incolmabile vacuità esistenziale.
Il riflesso nello specchio si incrina, rivelando finalmente il volto dell'estraneo che ha sempre occupato la stessa stanza.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa modernista europea.
✔ Appassionati di letteratura autobiografica del primo Novecento.
Perché è diverso
L'opera rappresenta un cantiere creativo dove il trauma familiare viene trasfigurato in satira, fondendo la biografia di Huxley con la finzione narrativa. La costruzione dei racconti anticipa le ossessioni tematiche dell'intera produzione successiva, analizzando la scissione dell'identità con una precisione clinica senza precedenti.
Dettagli Bibliografici
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