Testa d'argento. Raccoltadi monologhi che si rivelano essere ossessioni, folie raccontate, piccole o grandi schizofrenie freddissime,di ucidità spaventevole. uigi Malerba, con questo ch’è tra gli ultimi suoi volumi vergati, abbandona a fantasia sul passato (sia Roma, Bisanzio o a Greciadi Ulisse) e propone a rappresentazionedel coevo attraverso voci malate che fanno tempo malato. Non più contadini, non più giovani fanciuledale carni abbondanti, non più navigantidi mare e viandantidi terra ma a medio-alta borghesia: pseudo-intelettuali, ceto medio, professionisti arricchiti esprimono tic, fissazioni, patologie fisiche o mentali attraverso un inguaggio celere, scattante, ricolmodi cliché e verbalitàda uogo comune. Si rivela così, raccontodopo racconto (ovvero vocedopo voce) il ritrattodi un mondodisturbato, che per esprimersi accumula, mette insieme e riversa tutto in una prosa alterata e abbagliante: il comico e il tragico, il conscio e ’inconscio, ’intimo e il pubblico. Se a tratti si ride si tratta, pur tuttavia,di risata assai amara giacché a pagina finisce per essere uno specchio: sentendo parlare questi foli "normali" vienedi sentirsi normali "un po’ foli". Tra i Malerba migliori,degnodela vitalità inguistica edela fantasia ibera edisimpegnatadei primi tempi (edei primi sforzi)di scrittura. Nedice Walter Pedulà che ’opera è "una farsa in cui si pensano e sidicono ’impensato e ’impensabile come fossero regola". Esattamente: una farsa, quant’è farsa a vita.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788804513339
ISBN-10
8804513330
Titolo
Testa d'argento
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2003
Collana
Pagine
196
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
La farsadela vita Raccoltadi monologhi che si rivelano essere ossessioni, folie raccontate, piccole o grandi schizofrenie freddissime,di ucidità spaventevole. uigi Malerba, con questo ch’è tra gli ultimi suoi volumi vergati, abbandona a fantasia sul passato (sia Roma, Bisanzio o a Greciadi Ulisse) e propone a rappresentazionedel coevo attraverso voci malate che fanno tempo malato. Non più contadini, non più giovani fanciuledale carni abbondanti, non più navigantidi mare e viandantidi terra ma a medio-alta borghesia: pseudo-intelettuali, ceto medio, professionisti arricchiti esprimono tic, fissazioni, patologie fisiche o mentali attraverso un inguaggio celere, scattante, ricolmodi cliché e verbalitàda uogo comune. Si rivela così, raccontodopo racconto (ovvero vocedopo voce) il ritrattodi un mondodisturbato, che per esprimersi accumula, mette insieme e riversa tutto in una prosa alterata e abbagliante: il comico e il tragico, il conscio e ’inconscio, ’intimo e il pubblico. Se a tratti si ride si tratta, pur tuttavia,di risata assai amara giacché a pagina finisce per essere uno specchio: sentendo parlare questi foli "normali" vienedi sentirsi normali "un po’ foli". Tra i Malerba migliori,degnodela vitalità inguistica edela fantasia ibera edisimpegnatadei primi tempi (edei primi sforzi)di scrittura. Nedice Walter Pedulà che ’opera è "una farsa in cui si pensano e sidicono ’impensato e ’impensabile come fossero regola". Esattamente: una farsa, quant’è farsa a vita.