Il pennello trema tra le dita di Olivier Bertin mentre l'ultimo strato di vernice opacizza il volto ritratto sulla tela.
L'illustre pittore parigino, protetto dai salotti dell'alta società, scivola in un ossessivo legame affettivo verso la giovane Annette, figlia della sua storica amante.
Lo studio profuma di essenze stantie e vernici pesanti, custodi silenziose di una reputazione costruita su decenni di ritratti mondani.
Il desiderio brucia.
Olivier osserva Annette cercando i tratti della madre scomparsi nel tempo, sovrapponendo i lineamenti in una sovrapposizione visiva che scava crepe insanabili nella sua psiche.
L'uomo vive questa ossessione decadente nella Parigi ottocentesca con la consapevolezza di chi osserva la propria rovina riflessa in uno specchio incrinato, incapace di distogliere lo sguardo dal vuoto che cresce tra il prestigio professionale e il crollo emotivo privato.
La spirale si chiude attorno a questa passione proibita per Annette, annullando ogni distinzione tra il ricordo del passato e la solitudine del presente, mentre la follia avanza nel silenzio dello studio ormai privo di ispirazione.
Un singolo tratto di nero assoluto finisce per cancellare ogni traccia di luce sulla superficie del quadro.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa psicologica del diciannovesimo secolo.
✔ Estimatori della letteratura francese di fine Ottocento.
Perché è diverso
L'opera traccia la parabola discendente di un artista in un clima di cupo decadentismo, intrecciando il declino del prestigio sociale con la disintegrazione mentale del protagonista. La narrazione evita la cronaca esterna per concentrarsi esclusivamente sulla deformazione soggettiva della realtà vissuta da Bertin.
Dettagli Bibliografici
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