La cappa del camino esala una sagoma grigia che si compatta in figura umana, priva di peso e priva di ogni macchia terrena.
Perelà, creatura composta interamente di fumo, abbandona il focolare dove è nato per avventurarsi tra gli uomini, diventando involontario centro di una venerazione collettiva che lo spinge a riformulare le leggi dello Stato.
La corte accoglie questo spettro gassoso come una divinità, attribuendogli la capacità di epurare le coscienze corrotte attraverso la sua stessa inconsistenza eterea. Mentre attraversa le sale del potere, egli diviene protagonista di una satira della burocrazia ministeriale che trasforma la leggerezza in una minaccia per le strutture rigide del governo.
Tutto è cenere.
Il sovrano affida al forestiero l'onere di stilare un nuovo ordinamento capace di sostituire il sistema decrepito vigente, innescando una reazione a catena che rivela la vacuità dei legami sociali. Nelle pagine di questo documento, si consuma il distacco tra la purezza dell'assenza e il peso insostenibile delle convenzioni, delineando un conflitto tra utopia ed istituzioni dove ogni parola scritta dal nuovo legislatore scardina la logica dei palazzi. L'uomo di fumo osserva i cortigiani tentare di imprigionare l'intangibile tra le maglie di una retorica ormai vuota, trasformando la sua missione in una danza grottesca tra la folla che lo idolatra e i legislatori che temono la sua trasparenza.
Una folata di vento basterebbe a dissipare le ambizioni di un intero impero che ha riposto le proprie speranze in un’ombra.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa sperimentale dei primi del Novecento.
✔ Estimatori delle avanguardie storiche europee.
Perché è diverso
L'opera ribalta la struttura narrativa classica costruendo un protagonista fisicamente inesistente che funge da specchio deformante per la società. La fusione tra fiaba allegorica e satira politica crea un dispositivo letterario unico, che eleva l'impalpabile a fulcro di una crisi istituzionale grottesca.
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