Il fango del campo di grano si attacca agli stivali di Mingòn, che ora cammina con una sicurezza che prima gli spettava solo in sogno.
L'ascesa del contadino Mingòn e il declino di una dinastia terriera segnano la trasformazione della società rurale italiana tra le macerie del conflitto mondiale.
La villa padronale perde i suoi ultimi decori mentre le terre passano di mano tra i sussurri dei mezzadri.
Tutto cambia volto.
Mingòn stringe i titoli di proprietà come se fossero una preghiera laica, capitalizzando la rovina dei suoi antichi superiori durante i rivolgimenti economici della Grande Guerra. Le tensioni sociali iniziano a solcare i borghi, preparando il terreno per scontri ideologici che infiammano le piazze.
Il piano di riscatto individuale si intreccia con l'avvento del nascente fascismo nelle campagne padane, in un ribaltamento gerarchico dove le vecchie alleanze si sfaldano sotto la pressione dell'ambizione personale. Le falci non servono più solo a mietere, ma a marcare il confine tra un passato che svanisce e una nuova, brutale padronanza del suolo.
Un testamento di carta strappata rimane l'unico testimone di una sovranità che ha cambiato nome nel silenzio dei solchi.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa storica di inizio Novecento.
✔ Appassionati di crudo realismo regionale italiano.
Perché è diverso
L'opera ribalta le gerarchie sociali classiche attraverso una parabola individuale che riflette la crisi sistemica dell'Italia bellica. La struttura narrativa privilegia la trasformazione materiale del possesso, collegando la micro-vicenda dei protagonisti al mutamento radicale della politica nazionale.
Dettagli Bibliografici
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