Un’osservazione casuale sulla forma del proprio naso demolisce l’intera impalcatura dell’identità di Vitangelo Moscarda.
L'uomo scopre che l'immagine riflessa nello specchio non coincide con la visione altrui, scatenando un disfacimento sistematico delle certezze sociali e individuali. L'intero assetto dell'io precipita verso l'annullamento della maschera.
Lo specchio rivela il vuoto.
Le opinioni di chiunque altro definiscono Moscarda come un estraneo, frammentandolo in mille proiezioni distorte che sfuggono al suo controllo diretto. Egli tenta di ribellarsi alla percezione esterna compiendo azioni imprevedibili, ma il gesto di liberazione diventa solo l'ennesima costruzione sociale distorta che gli altri riutilizzano per etichettarlo. La follia dell'isolamento si fa strada tra le stanze della sua casa svuotata.
L'identità si sgretola.
Abbandonando ogni ruolo imposto dal contesto familiare o bancario, il protagonista insegue una solitudine radicale che lo sottrae alla molteplicità delle maschere pirandelliane, trasformandolo infine in un flusso indistinto di natura che rifiuta ogni forma definitiva. La vita scorre senza nomi.
Ogni mattina, lui rinasce privo di definizioni, immerso nel silenzio di un mondo che ha finalmente smesso di tentare di riconoscerlo.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa psicologica del Novecento.
✔ Chi predilige l'indagine filosofica sulla natura umana.
Perché è diverso
Il testo scardina la progressione causale tipica del racconto moderno per concentrarsi esclusivamente sulla frammentazione ontologica del soggetto. L'ambientazione non funge da sfondo, ma diviene uno strumento di pressione che forza il protagonista a un'auto-distruzione consapevole della propria identità.
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