Il fascino stantio delle chitarre, delle nacchere e dei sentori di arancio lascia spazio a una visione cruda, che smonta sistematicamente ogni stereotipo iberico degli anni 20.
Nel biennio 1926-28, Mario Praz elabora una riflessione controcorrente sulla Spagna, rifiutando la narrazione romantica e pittoresca allora dominante nella cultura europea. Il volume raccoglie resoconti in cui il folklore, dalle processioni religiose alle scene di corrida, viene analizzato con uno sguardo disincantato e analitico. Attraverso una prosa che vira verso la dissacrazione, l’autore sostituisce l'immagine da cartolina con una realtà urbana e sociale spogliata di ogni edulcorazione letteraria. Si tratta di una lucida analisi dei costumi spagnoli del primo Novecento, priva di compiacimento per la tradizione e orientata a una lettura estetica e intellettuale profondamente distante dal gusto dell'epoca.
Per chi è
✔ Studiosi di letteratura di viaggio novecentesca
✔ Lettori di saggistica storica e critica culturale
Perché è diverso
Il testo si distingue per l'approccio polemico e iconoclasta, rifiutando programmaticamente l'estetica romantica del viaggio per preferire un'osservazione sociologica severa e priva di filtri nostalgici.
Dettagli Bibliografici
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