Il tè delle cinque si raffredda mentre la signorina Doggett scaglia dardi avvelenati contro i costumi morali dei propri vicini.
Tra le stanze di una casa oxfordiana, la dama di compagnia Jessie Morrow osserva le trame sentimentali dei suoi conoscenti, mentre l'arrivo di nuovi ospiti innesca una danza di equivoci domestici e bugie sociali.
La poltrona della Doggett è il centro di un impero fatto di porcellane incrinate e giudizi taglienti, dove Jessie Morrow si muove con l'invisibile distacco di chi conosce troppo bene i confini del proprio ruolo.
Le apparenze sono fragili.
Il professore Francis Cleveland cerca tra i libri una via di fuga dall'apatia coniugale, mentre il curato Latimer si insedia tra le trine del salotto ignaro di essere pedina in un gioco di vanità. La ricerca di un romanticismo platonico tra le aule universitarie incontra le mire matrimoniali che la zia nutre per la giovane Anthea, trasformando ogni conversazione in una schermaglia di sottintesi.
L'invenzione di un luogo inesistente, il villaggio immaginario di Crampton Hodnet, diviene la copertura perfetta per intrecci clandestini che minacciano di sgretolare la placida facciata dell'alta società inglese sotto il peso di una menzogna tanto bizzarra quanto necessaria.
Una lettera scritta sotto falso nome giace sul tavolo, pronta a tradire il segreto di un intero pomeriggio trascorso lontano da Oxford.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa inglese del Novecento.
✔ Chi segue la letteratura degli equivoci sociali.
Perché è diverso
Il testo scardina la convenzione della commedia di costume trasformando una semplice menzogna geografica nel perno narrativo dell'intero intreccio. La narrazione privilegia lo sguardo ironico e disincantato di una protagonista marginale, restituendo con precisione chirurgica le dinamiche di potere silenziose all'interno del microcosmo accademico oxfordiano.
Dettagli Bibliografici
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