La faglia che percorre lo stivale italiano, da Selinunte al Friuli, diventa la traccia fisica di un racconto che scava nelle viscere geologiche della penisola.
Paolo Rumiz intraprende una ricognizione che unisce il rigore dell'osservazione scientifica alla narrazione di un'Italia sotterranea, fatta di catacombe, miniere, crateri vulcanici e fiumi che scorrono nel buio. L'autore esplora il legame profondo tra la precarietà sismica e l'identità del Paese, ponendo Napoli al centro di questo sistema magmatico e stratificato. Attraverso il confronto con scienziati, antropologi e residenti, il testo delinea un itinerario geologico tra faglie e rovine, interpretando la natura instabile del territorio non come un’emergenza transitoria, ma come una condizione esistenziale e storica che modella miti, tradizioni e la resilienza delle comunità locali.
Per chi è
✔ Lettori di reportage narrativi e letteratura di viaggio
✔ Studiosi di geografia culturale e identità nazionale
Perché è diverso
A differenza dei resoconti focalizzati esclusivamente sugli eventi sismici, questo volume sovrappone la geologia dei terremoti all'analisi antropologica e mitologica, trasformando la faglia tettonica in una chiave di lettura per interpretare la storia e il carattere intimo del territorio italiano.
Dettagli Bibliografici
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