Il sibilo metallico di un cobra reale lacera l'umidità stagnante tra le radici intrecciate dei mangrovieti.
Tremal-Naik, cacciatore di serpenti nel delta del Gange, si addentra nell'oscurità dei Sundarbans per rintracciare i rapitori di Ada Corisbant, prigioniera dei seguaci della dea Kali.
La vegetazione soffoca ogni raggio solare nel labirinto di canali melmosi, dove i resti dei sacrifici umani segnano il passaggio della setta dei Thug.
L'aria trema.
Tremal-Naik avanza cauto insieme a Kammamuri, mentre le tracce lasciate da Suyodhana conducono verso il tempio sotterraneo celato sotto la giungla nera del Bengala.
Il richiamo rituale dei fedeli della dea della distruzione risuona tra le fronde, trasformando ogni ombra in una minaccia tangibile che stringe la gola del cacciatore.
Qui si compie una infiltrazione tra i Thug disperata, una caccia serrata che spoglia l'animo di ogni illusione di salvezza mentre le fiaccole dei sacrificatori illuminano le profondità del fango.
Il riflesso di una lama rituale scompare nel nero profondo dell'acqua.
Per chi è
✔ Lettori di avventure esotiche del tardo Ottocento.
✔ Appassionati di narrativa d'azione di stampo coloniale.
Perché è diverso
L'opera costruisce un immaginario geografico dove l'ambiente non è mero scenario, ma elemento attivo che condiziona il ritmo del braccaggio tra i protagonisti. La narrazione fonde il resoconto geografico di matrice salgariana con una tensione claustrofobica legata ai riti settari del Bengala.
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