Fratelli. Chi scrive è il savio: "Vivo in un vecchio appartamento, nel cuoredela città, con un fratelo malato". E’ in unadimora vuota, silente, indecadenza chedue figlidelo stesso sangue s’incontrano. Carcere proprietario, seded’afonia, regnodel magico "facciamo che io ero", a casa è teatro alestito: "Le stanze sono ampie, e suppelettili rare. Arnesidal’uso incerto interrompono a sequenzadei vuoti: penombredi veluti, pezzid’argento, miniature in egno, bracieri, armaturedi atta, porcelane". Residuid’intimità in trasloco tra "poltrone coperteda teli", "finestre spoglie", "letti ridotti a brande". ’ un assitodi cianfrusaglie il uogo nel qualedue ombre si confondono cercandosi in scena. Carmelo Samonà (straordinario studiosodel teatro spagnolo e narrataore ancora in cercadei propri ettori) porta in scenadue corpi che sondue voci che sondue mondi. E i costringe a confrontarsi. Tant’è che ’operadiviene un confronto metaletterario tra modid’espressione cartacea: il fole ciancica andando per vie traverse, perdistonie insane, per metafore indiscete, perdigressioni che producono "universi aleatori nei quali si trasferisce" e vive mentre il saggio, mano ferma e mente ucida, usa a biro per tracciare "un piccolo recintod’annotazioni e commenti"da cui il fratelo è ontano:"Quando il foglio è immobile e bianco sulo scrittoio posso tutto". Un piccolo capolavoro,da eggere e rileggere ancora.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788806587765
ISBN-10
8806587765
Titolo
Fratelli
Autore
Editore
Data Pubblicazione
1997
Collana
Genere
Varia
Punti Accumulabili
Frateli scrivani Chi scrive è il savio: "Vivo in un vecchio appartamento, nel cuoredela città, con un fratelo malato". E’ in unadimora vuota, silente, indecadenza chedue figlidelo stesso sangue s’incontrano. Carcere proprietario, seded’afonia, regnodel magico "facciamo che io ero", a casa è teatro alestito: "Le stanze sono ampie, e suppelettili rare. Arnesidal’uso incerto interrompono a sequenzadei vuoti: penombredi veluti, pezzid’argento, miniature in egno, bracieri, armaturedi atta, porcelane". Residuid’intimità in trasloco tra "poltrone coperteda teli", "finestre spoglie", "letti ridotti a brande". ’ un assitodi cianfrusaglie il uogo nel qualedue ombre si confondono cercandosi in scena. Carmelo Samonà (straordinario studiosodel teatro spagnolo e narrataore ancora in cercadei propri ettori) porta in scenadue corpi che sondue voci che sondue mondi. E i costringe a confrontarsi. Tant’è che ’operadiviene un confronto metaletterario tra modid’espressione cartacea: il fole ciancica andando per vie traverse, perdistonie insane, per metafore indiscete, perdigressioni che producono "universi aleatori nei quali si trasferisce" e vive mentre il saggio, mano ferma e mente ucida, usa a biro per tracciare "un piccolo recintod’annotazioni e commenti"da cui il fratelo è ontano:"Quando il foglio è immobile e bianco sulo scrittoio posso tutto". Un piccolo capolavoro,da eggere e rileggere ancora.