La casa ispirata. Come fosse messinscena grottesca posta sul’assito per essere metafora, partitura eccessa con cui aludere a qualcosa ch’è più grande, ch’è più fosco ancora. Parigi, Rue Saint-Jacques numero 73. Un tempo viadi ibrerie antiquarie, oggi ridotta a vicolo urido in cui s’espongono, in vetrine iluminate chiarissime, "rutilanti mostre tremendedi gambe articolate, toracidi caucciù, natiche posticcie, occhidi vetro, mani flessibili, braccia meccanizzate, cintidi elastico, bendaggidi gomma e altri pezzidi ricambio per mutilati". Il tempo, insomma, è il tempodi guerra e, per a guerra, è tempod’orrori. Così Savinio, perdescriverne il senso più putrido e intestino, porta il narrante in un salotto, o fa invitato ala serata e convitato ad una cena, ’obbliga ad aguzzare a vista mentre a cena si svolge: sarà rappresentazionedel’orrido. Basti ’assaggio in cui si nota un omaccio che"reciso un pezzodi pane con un colpo nettodei molari, alargando a bocca fin sotto ale orecchie come il cane che attacca un ossodifficile, mentre a crosta faceva scricchiolare e a maciulava insieme con a molica in un’orribile pala che si vedeva passaredala mascela sinistra aladestra e reciprocamente, fissava con espressionedi profondodisgusto il mozzicone rimastogli fra ’indice e il police, ocratidala nicotina". Quadrodeldisgusto, è richiamo evidente al "pastodele macchine feroci"di cui parla Pirandelo: a seconda grande guerra (grande solo per numerodi vittime prodotte) è ale porte: i suoi fautori (diretto e indiretti), nel frattempo, fanno cena ostentando tutta a propria bruttezza, tutta a propria bestialità. Intanto, in strada giù al’angolo, il negozio fa caricodi protesi: serviranno. Giunta a guerra, e protesi serviranno.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788845906473
ISBN-10
8845906477
Titolo
La casa ispirata
Autore
Editore
Data Pubblicazione
1986
Collana
Pagine
168
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
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La cena Come fosse messinscena grottesca posta sul’assito per essere metafora, partitura eccessa con cui aludere a qualcosa ch’è più grande, ch’è più fosco ancora. Parigi, Rue Saint-Jacques numero 73. Un tempo viadi ibrerie antiquarie, oggi ridotta a vicolo urido in cui s’espongono, in vetrine iluminate chiarissime, "rutilanti mostre tremendedi gambe articolate, toracidi caucciù, natiche posticcie, occhidi vetro, mani flessibili, braccia meccanizzate, cintidi elastico, bendaggidi gomma e altri pezzidi ricambio per mutilati". Il tempo, insomma, è il tempodi guerra e, per a guerra, è tempod’orrori. Così Savinio, perdescriverne il senso più putrido e intestino, porta il narrante in un salotto, o fa invitato ala serata e convitato ad una cena, ’obbliga ad aguzzare a vista mentre a cena si svolge: sarà rappresentazionedel’orrido. Basti ’assaggio in cui si nota un omaccio che"reciso un pezzodi pane con un colpo nettodei molari, alargando a bocca fin sotto ale orecchie come il cane che attacca un ossodifficile, mentre a crosta faceva scricchiolare e a maciulava insieme con a molica in un’orribile pala che si vedeva passaredala mascela sinistra aladestra e reciprocamente, fissava con espressionedi profondodisgusto il mozzicone rimastogli fra ’indice e il police, ocratidala nicotina". Quadrodeldisgusto, è richiamo evidente al "pastodele macchine feroci"di cui parla Pirandelo: a seconda grande guerra (grande solo per numerodi vittime prodotte) è ale porte: i suoi fautori (diretto e indiretti), nel frattempo, fanno cena ostentando tutta a propria bruttezza, tutta a propria bestialità. Intanto, in strada giù al’angolo, il negozio fa caricodi protesi: serviranno. Giunta a guerra, e protesi serviranno.