Il polline di un pensiero disperso si posa su una carta che non trattiene memoria, trasformando il mondo in un labirinto di riflessi senza un centro.
Alberto Savinio compone un atlante del paradosso dove ogni voce, da San Sebastiano alla Libertà, traccia i contorni di una solitudine che rifiuta la sintesi.
Il profugo percorre stanze svuotate di significato, dove la realtà si manifesta attraverso il sovrapporsi di pelli lisce, velando ogni abisso sotto una cortina di apparenze.
Tutto resta sospeso.
Tra le pagine emerge una giostra di visioni surreali, un catalogo di esistenze che negano la profondità a favore di una superficie che muta incessantemente sotto lo sguardo.
L’esule attraversa il testo cercando non l’approdo, ma la possibilità di restare estraneo a ogni definizione, frammentando il sapere in schegge di un universo che ha smarrito la propria destinazione finale.
Il gesto dello scrittore si consuma in una danza che trasforma il vuoto in una forma estrema di eleganza.
Per chi è
✔ Lettori di frammenti di letteratura novecentesca.
✔ Chi apprezza la prosa filosofica d'avanguardia.
Perché è diverso
Questo volume rifiuta la struttura ordinata della saggistica per adottare un sistema enciclopedico discontinuo che dissolve il significato in una serie di apparizioni. La costruzione del testo sovverte la logica narrativa tradizionale, preferendo la grazia dell'evanescenza a una dimostrazione di verità.
Dettagli Bibliografici
Tantissimi libri in promozione sconto
