Una polvere di gesso copre i contorni di una stanza d'infanzia rimasta immobile nel riflesso di specchi deformanti.
Alberto Savinio ripercorre il distacco dal mondo primordiale dell'infanzia verso la geometria adulta. Un mosaico di frammenti mnemonici che traccia il confine tra la percezione incantata e il rigore del reale.
Il corridoio dell'abitazione familiare si restringe sotto lo sguardo di un bambino che osserva le ombre proiettate dagli oggetti di casa.
Il tempo si ferma.
Le reminiscenze perdute riemergono nel corso di questa ricostruzione biografica dell'infanzia greca dove ogni balocco diviene testimone di una mutazione interiore irreversibile tra le stanze di un'aristocrazia decadente.
La soglia verso l'età adulta si manifesta come una transizione narrativa nell'Atene del Novecento, segnata dal passaggio forzato tra il gioco solitario e l'ingresso in una realtà strutturata e priva di orpelli fantastici, dove l'identità si ricompone tra le ceneri di un passato che rifiuta la definitiva dimenticanza.
Un cappotto troppo largo pende dall'attaccapanni, unico testimone dell'ultima traccia di un bambino svanito nel riflesso di una porta chiusa.
Per chi è
✔ Lettori di memorie intellettuali del primo Novecento.
✔ Appassionati di narrativa memorialistica e introspettiva.
Perché è diverso
L'opera abbandona la linearità cronologica per privilegiare una struttura a mosaico basata su reminiscenze oniriche e dettagli domestici. L'ambientazione greca dell'infanzia di Savinio trasforma il resoconto personale in un'analisi quasi metafisica del distacco dall'innocenza infantile.
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