Fabrizio del Dongo cavalca verso Waterloo, ignaro che il fragore dei cannoni segnerà l'inizio del suo esilio interiore.
Il giovane aristocratico milanese attraversa intrighi politici e amori impossibili nella cornice delle corti italiane del diciannovesimo secolo, cercando una propria collocazione tra i giochi di potere.
L'ingresso a corte rivela subito le trame ordite tra i corridoi del potere, dove il duca di Sanseverina muove i fili della sorte altrui. Tra i giardini e le cospirazioni, Fabrizio osserva la vita consumarsi nell'attesa di un gesto risolutivo.
Tutto cambia rapidamente.
Le cronache del Cinquecento ispirano ogni duello clandestino e le cene avvelenate che scandiscono la sua ascesa e successiva caduta verso la prigione. La sua ricerca di serenità individuale si scontra con l'ostilità di un ambiente che non perdona l'ingenuità del cuore.
Ogni passione nell'esilio della Certosa diventa un rifugio impenetrabile, lontano dalle sconfitte che la storia impone ai sogni personali. La verità dei sentimenti si staglia netta contro le geometrie fredde del potere ducale, lasciando Fabrizio sospeso tra la gloria svanita sul campo di battaglia e la pace silenziosa trovata tra le mura del monastero, lontano dagli sguardi di chi attende solo un errore per colpirlo.
Il cancello del monastero si chiude, sigillando per sempre le ambizioni terrene di Fabrizio dietro la pietra fredda di una clausura definitiva.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa dell'Ottocento europeo.
✔ Chi apprezza le cronache letterarie dell'animo umano.
Perché è diverso
La struttura alterna la narrazione di eventi bellici su larga scala con le dinamiche soffocate del microcosmo delle corti parmensi. La scrittura fonde il rigore storico delle fonti documentarie con l'estetica pura del sentimento, evitando le convenzioni del genere cappa e spada attraverso una profonda analisi dell'individualità del protagonista.
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