Le dita di Evgenji stringono il legno intarsiato dello scrittoio di famiglia, mentre l'odore della terra umida filtra dalle finestre aperte sulla proprietà paterna.
Ritiratosi in campagna dopo un lutto, il giovane nobiluomo cerca di amministrare il podere assieme alla madre, finché la scoperta di una passione travolgente per una contadina locale non frantuma la sua quiete domestica.
Stepanida attraversa i campi di segale con un incedere che cattura ogni sguardo, riducendo le ambizioni di decoro di Evgenji in cenere.
Il desiderio divampa.
Il giovane cerca protezione nel matrimonio con Liza, sperando di seppellire i suoi tormenti sotto il velo di una rispettabile vita coniugale, ma la vicinanza fisica della contadina trasforma ogni tentativo di normalità in una prigione di risentimento.
Questa relazione illecita in terra russa diventa il catalizzatore di un decadimento interiore che scardina l'intero ordine costituito, lasciando emergere una forza oscura che reclama il possesso totale dell'individuo.
Il conflitto tra morale e impulso guida la spietata discesa psicologica dell'uomo, incapace di conciliare la purezza del suo legame affettivo con la ferina attrazione che lo spinge verso l'abisso della perdizione.
La vista di un fazzoletto colorato tra i filari è sufficiente a riaccendere le ombre che lui credeva di aver definitivamente sepolto.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa russa del diciannovesimo secolo.
✔ Chi segue la letteratura del tormento morale.
Perché è diverso
L'opera scardina la distinzione tra istinto e decoro sociale attraverso un'analisi viscerale del possesso ossessivo. La narrazione non si affida a dilemmi astratti, ma costringe i protagonisti a misurarsi con la brutale ripetitività dei desideri che rendono vano ogni tentativo di redenzione borghese.
Dettagli Bibliografici
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