Il luccichio dei lampadari di Palazzo Pitti si infrange contro lo sguardo febbrile di una donna che danza come se volesse consumare ogni battito del proprio cuore.
Giorgio La Ferlita, giovane aristocratico dalla volontà incerta, incontra Nata, contessa russa segnata dal declino fisico, dando inizio a un legame autodistruttivo che trasforma la passione in un lento naufragio.
La cornice dorata di Firenze diviene teatro di un amore malato tra Firenze e la Russia, dove l'incedere della tisi consuma il decoro nobiliare. La contessa trascina Giorgio nel suo vortice di languori e silenzi, in un rapporto di perdizione a Palazzo Pitti che nega ogni via di fuga razionale. Il giovane cerca conforto tra i salotti, ma la dipendenza psicologica dal magnetismo della donna lo rende prigioniero delle sue fragilità caratteriali.
Tutto muta forma.
Gli incontri clandestini si trasformano in un'agonia condivisa, specchio di un'attrazione che non distingue più la vita dal presagio della fine. La presenza della malattia, anziché allontanare, cementa un legame in cui il piacere si nutre costantemente del decadimento fisico e spirituale dell'altro.
Il sibilo del respiro di Nata diventa l'unico suono capace di sovrastare il fragore mondano delle sale fiorentine.
Per chi è
✔ Lettori della narrativa verista del diciannovesimo secolo.
✔ Chi apprezza gli studi psicologici sulla decadenza aristocratica.
Perché è diverso
L'opera abbandona i toni documentaristici dell'autore per immergersi in un'esplorazione ossessiva del legame tra eros e fine imminente. La costruzione narrativa focalizza l'intero peso degli eventi sulla volatilità emotiva del protagonista, trasformando lo sfondo storico in uno specchio della sua degenerazione personale.
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