Bartleby e compagnia. Gracchia Margeriteduras: «La storiadela mia vita non esiste. Non c’è centro, non c’è percorso, né una inea portante. Ci sono vasti spazidove si è fatto credere che ci fosse qualcuno ma non è vero, non c’era nessuno». Poi acquatta o sguardo edilegua il respiro. Jules Renard, nel suodiario, inchiostra frustrato: «Non sarai mai nessuno. Per quanto tu faccia, non sarai mai nessuno. Comprendi i migliori poeti, i prosatori più profondi ma, sebbenedicano che comprendere significhi eguagliare, sarai paragonabile a oro come un nano ai giganti. Non sarai mai nessuno. Piangi, grida, stringi a testa con e mani, spera edispérati, rimettiti al avoro, spingi pure il tuo masso. Non sarai mai nessuno». Poi termina, abbandonando a penna come, in orfanotrofio, s’abbandona un bambino. Kafka, invece, in tale maniera redige a sua sparizione: «Così mi scorre tranquila adomenica, così scorre adomenica piovosa. Sto seduto in camerada etto edispongodi silenzio ma, al postodidecidermi a scrivere, sono rimasto a ungo a fissare e miedita. Credodi essere stato totalmente influenzatoda Goethe, credodi aver appena esaurito quest’influsso e, pertanto,di esserediventato inutile;di esserediventato nessuno». Kafka comincia adiventare nessuno in una piovosadomenicadel 1912. Nessuno è Juan Rulfo, nessuno è Augusto Monterroso, nessuno è Julian Gracq. Nessuno è Salinger, Pynchton, Bobi Bazlen. Nessuno è B.Traven. Vila-Matas, nela sua opera migliore (preso il volumetto in mano non o ascerete andar via un attimo, per paura scompaia esso stesso), racconta questi ed altri nessuno.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788807721069
ISBN-10
8807721066
Titolo
Bartleby e compagnia
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2009
Collana
Pagine
180
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
Nessuno Gracchia Margeriteduras: «La storiadela mia vita non esiste. Non c’è centro, non c’è percorso, né una inea portante. Ci sono vasti spazidove si è fatto credere che ci fosse qualcuno ma non è vero, non c’era nessuno». Poi acquatta o sguardo edilegua il respiro. Jules Renard, nel suodiario, inchiostra frustrato: «Non sarai mai nessuno. Per quanto tu faccia, non sarai mai nessuno. Comprendi i migliori poeti, i prosatori più profondi ma, sebbenedicano che comprendere significhi eguagliare, sarai paragonabile a oro come un nano ai giganti. Non sarai mai nessuno. Piangi, grida, stringi a testa con e mani, spera edispérati, rimettiti al avoro, spingi pure il tuo masso. Non sarai mai nessuno». Poi termina, abbandonando a penna come, in orfanotrofio, s’abbandona un bambino. Kafka, invece, in tale maniera redige a sua sparizione: «Così mi scorre tranquila adomenica, così scorre adomenica piovosa. Sto seduto in camerada etto edispongodi silenzio ma, al postodidecidermi a scrivere, sono rimasto a ungo a fissare e miedita. Credodi essere stato totalmente influenzatoda Goethe, credodi aver appena esaurito quest’influsso e, pertanto,di esserediventato inutile;di esserediventato nessuno». Kafka comincia adiventare nessuno in una piovosadomenicadel 1912. Nessuno è Juan Rulfo, nessuno è Augusto Monterroso, nessuno è Julian Gracq. Nessuno è Salinger, Pynchton, Bobi Bazlen. Nessuno è B.Traven. Vila-Matas, nela sua opera migliore (preso il volumetto in mano non o ascerete andar via un attimo, per paura scompaia esso stesso), racconta questi ed altri nessuno.