Il rintocco del Big Ben lacera l'aria mattutina di Londra, mentre Clarissa Dalloway esce di casa per comprare i fiori destinati alla serata.
Clarissa Dalloway prepara il ricevimento che sancisce il suo ruolo sociale, mentre la città si muove in un intreccio di memorie private e frammenti di esistenze incrociate.
Londra vibra sotto i passi di una borghesia che nasconde dietro la cortesia dei salotti inquietudini silenziose e rimpianti mai sopiti. Clarissa organizza la disposizione dei tavoli, ma la sua mente scivola tra le stanze della giovinezza trascorsa a Bourton, sovrapponendo il profumo dei fiori freschi al ricordo di una felicità perduta tra le nebbie del passato.
Tutto muta all'improvviso.
Il flusso di coscienza disgrega la scansione ordinata dell'orologio pubblico, lasciando che i pensieri dei conoscenti convergano in un unico momento denso di contrasti esistenziali. Mentre gli ospiti si preparano all'evento, le proiezioni mentali di Clarissa disegnano la società londinese dell'alta borghesia come una trama fragile, capace di reggersi solo sull'equilibrio precario tra la compostezza formale richiesta dal rango e il caos incontrollato delle emozioni individuali.
Il crepuscolo cala sui vetri della sala da ballo, riflettendo le ombre di chi ancora non sa di aver già smarrito una parte di sé tra le pieghe della giornata.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa modernista europea.
✔ Appassionati di letteratura inglese d'inizio Novecento.
Perché è diverso
La struttura narrativa annulla la scansione cronologica lineare a favore di un'architettura mentale basata su associazioni improvvise. L'opera sposta il fulcro dell'azione dall'evento esteriore all'inestricabile amalgama dei ricordi dei personaggi, definendo un ritratto sociale dove il tempo soggettivo prevale costantemente su quello misurato dagli orologi.
Dettagli Bibliografici
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