Libri di Giuliano Da Fre
Bibliografia di Giuliano Da Fre: tutti i libri in vendita online editi da Odoya
Storia delle battaglie sul mare. Da Salamina alle Falkland Da Frè Giuliano - Odoya, 2014 - Odoya Library
Un saggio che si propone di raccontare le dieci battaglie sul mare più decisive della storia, soffermandosi su ogni evento bellico ma inquadrandolo in un più ampio contesto strategico e tecnico. Si parte dalle battaglie combattute dalle navi a remi e a vela. A Salamina (480 a.C), Azio (31 a.C.) e Lepanto (1571) protagoniste sono navi a remi evolutesi in oltre due millenni, dalla bireme alla galea. Lepanto vede tuttavia affermarsi per la prima volta il ruolo della polvere da sparo: innovazione che segnerà le battaglie navali fondamentali di tre secoli, da quella combattuta nel canale della Manica (1588) sino a Trafalgar (1805). La fase successiva è caratterizzata da una più marcata influenza dell'evoluzione tecnologica: lo scontro di Hampton Roads (1862) segna una rivoluzione, con il duello tra navi spinte da macchine a vapore, armate con cannoni ospitati in torri rotanti e protette da spesse corazze di ferro. La battaglia dello Yalu (1894), un evento in apparenza secondario, domina le menti degli esperti navali, e segna l'ascesa del Giappone; allo Jutland (1916), le grandi corazzate, in rapida evoluzione, diventano le dominatrici del mare: possono colpire a lunga distanza e rimanere difese, pur rivelandosi vulnerabili a torpediniere e sommergibili. A Midway (1942) si aggiunge la minaccia portata dagli aerei imbarcati sulle portaerei, nuove regine delle flotte. Infine, alle Falkland (1982) gli scontri sono segnati dalle dotazioni hi-tech, come jet a decollo verticale...
La marina tedesca 1939-1945. Azioni belliche e scelte operative Da Frè Giuliano - Odoya, 2013 - Odoya Library
Quando il 3 settembre 1939 Gran Bretagna e Francia dichiararono guerra alla Germania, la Marina tedesca era assolutamente impreparata a sfidare le flotte delle due potenze alleate che, pur dovendo presidiare anche il Mediterraneo e le colonie asiatiche minacciate da Italia e Giappone, schieravano 22 navi da battaglia, 7 portaerei, 83 incrociatori, 255 cacciatorpediniere e 135 sommergibili. La distruzione della Kriegsmarine fu evitata grazie alla caduta della Francia - che mise a disposizione tedesca le basi da cui porre sotto assedio le isole britanniche - e all'audace applicazione di una "strategia della dispersione" volta a valorizzare l'impiego combinato di mezzi di superficie, subacquei e aerei, elaborando nuove tattiche operative (come il "branco di lupi" per gli U-Boot) o aggiornando al XX secolo antichi metodi di guerra, dalle navi corsare ai campi minati. Gli ammiragli tedeschi furono costretti ad architettare operazioni poco ortodosse, intercettando le linee di traffico mercantile avversario con un pugno di U-Boot e speciali "corazzate tascabili", impiegando armi come le mine magnetiche e lanciando rischiose operazioni contro paesi neutrali ma strategici in vista del confronto con Londra e Parigi. I risultati furono ambivalenti, con alcuni spettacolari successi pagati però a caro prezzo. Prefazione dell'ammiraglio Gianni Vignati.
Almanacco navale della Seconda guerra mondiale (1939-1945) Da Frè Giuliano - Odoya, 2019 - Odoya Library
Il 1° settembre 1939, ottant'anni fa, l'attacco tedesco alla Polonia dava il via a quella che in breve tempo sarebbe divenuta la Seconda guerra mondiale. Da subito, l'elemento navale ebbe un ruolo fondamentale. A sparare i primi colpi della guerra, contro Danzica, era stata una vecchia corazzata tedesca veterana del precedente conflitto mondiale e, simbolicamente, la resa del Giappone sarebbe stata firmata, il 2 settembre 1945, sul ponte di una fiammante corazzata americana. Questo libro traccia lo status delle flotte allo scoppio della guerra, al momento del loro coinvolgimento e il loro sviluppo bellico. Tale ricerca si estende anche alle realtà minori, quasi sempre tenute in ombra dalla pubblicistica storico-navale: quei Davide che talvolta si batterono contro i Golia avversari, come le Marine finnica e olandese, greca e polacca, tailandese e cinese. Senza contare altri apporti, come quello brasiliano, mentre anche le Marine neutrali dovettero comunque mobilitarsi per difendere le acque territoriali e gli interessi nazionali.