Bollati Boringhieri Libri
Libri editi da Bollati Boringhieri con argomento Societa Contemporanea SOCIETÀ E SCIENZE SOCIALI
Prossime uscite su SOCIETA CONTEMPORANEA
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9788894604436 La crisis del mundo moderno. Ediz. spagnola e francese
- 9788894604405 La crisi del mondo moderno. Ediz. italiana e francese
Modernità e ambivalenza Bauman Zygmunt - Bollati Boringhieri, 2020 - Universale Bollati Boringhieri-S. Scient.
Tra i principi portanti della modernità, che per secoli ha ispirato pensieri e azioni di interi popoli, è stata l'idea architrave di ricondurre alla ragione il caos del mondo, ordinare, classificare, calcolare, sottoporre a controllo, e identificare l'indistinto, bandire l'ambiguo. Tale idea conteneva un progetto di costruzione sociale e una promessa di felicità. Il primo ha lasciato dietro di sé delle macerie, la seconda non è mai stata adempiuta. Zygmunt Bauman dichiara qui il fallimento di un'epoca della storia umana, misurandolo sulla insostenibilità della pretesa iniziale. È l'ambivalenza, infatti, e non l'univocità, la condizione normale in cui ci tocca vivere. Noi esseri finiti ci condanniamo alla perenne inadeguatezza se ammettiamo soltanto l'alternativa rigida tra l'ordine e l'informe, tra le entità (cose, persone, collettività, situazioni, categorie della mente) che il linguaggio riesce a nominare in modo trasparente e l'imprevedibile, l'indeterminato, l'incontrollabile, di cui avvertiamo la presenza minacciosa. Modernità e ambivalenza rimane, come scrive Donatella Di Cesare nella sua Postfazione, un'opera decisiva che ha segnato la svolta del percorso intellettuale del sociologo che più di ogni altro ha saputo definire la contemporaneità.
Trattato della lontananza Prete Antonio - Bollati Boringhieri, 2008 - Nuova Cultura
Oggi la lontananza non è lontana. È prossima, transitabile, domestica. È infatti nelle case, sul monitor dei computer, sul display dei cellulari. Perché la tecnica del nostro tempo è la tecnica del lontano: l'antico avverbio greco têle - lontano - va a comporre gli elementi e gli strumenti della tecnica contemporanea. Tutto quel che è lontano - isole, deserti, avvenimenti, costumi - viene verso di noi, si fa superficie, schermo, suono. Compito del linguaggio - anche del linguaggio che è proprio della tecnica - è quello di non ridurre lo spessore della lontananza, la ricchezza delle sue varianti, la profondità del suo tempo e del suo spazio. La letteratura, la narrazione, la poesia, le arti contribuiscono a tenere aperto lo spazio della lontananza. Perché rappresentano la lontananza come lontananza, ed esigono la collaborazione immaginativa e meditativa del lettore, dello spettatore. È questo spazio che qui è interrogato nelle sue figure: l'addio, sulla cui soglia è già presente la lontananza, la poetica dell'orizzonte, le rappresentazioni del cielo, le forme della nostalgia e dell'esilio, le domande dell'arte su come dipingere la lontananza, la cartografia fantastica, il vedere da lontano, il suono della lontananza, l'amore di terra lontana, infine il viaggio, in compagnia dei poeti, nel mondo sotterraneo delle ombre. Capitoli di un trattato che può essere letto sia come una critica della ragione telematica sia come una difesa appassionata e inventiva della letteratura, del suo sapere, delle sue forme.
Modernità e ambivalenza Bauman Zygmunt - Bollati Boringhieri, 2010 - Nuova Cultura
Ricondurre alla ragione il caos del mondo, con tutto ciò che implica un'operazione così ambiziosa: ordinare, classificare, calcolare, sottoporre a controllo, dissipare le zone d'ombra, identificare l'indistinto, bandire l'ambiguo. Tra i princìpi portanti della modernità, questa è l'idea-architrave, che per secoli ha ispirato pensieri e azioni di interi popoli. Conteneva un progetto di costruzione sociale e una promessa di felicità. Il primo ha lasciato dietro di sé delle macerie, la seconda non è mai stata adempiuta. In un saggio che ha la dirompenza degli eventi intellettuali pronti a fare da segnavia, Zygmunt Bauman mette a tema il fallimento di un'epoca della storia umana, misurandolo sulla insostenibilità della pretesa iniziale. È l'ambivalenza, infatti, e non l'univocità, la condizione normale in cui ci tocca vivere. Noi esseri finiti ci condanniamo alla perenne inadeguatezza se ammettiamo soltanto l'alternativa rigida tra l'ordine e l'informe, tra le entità (cose, persone, collettività, situazioni, categorie della mente) che il linguaggio riesce a nominare in modo trasparente e l'imprevedibile, l'indecidibile, l'indeterminato, l'incontrollabile, di cui avvertiamo la presenza minacciosa. In una simile inadeguatezza - e nell'autoinganno di un'identità certa - finì intrappolata, ad esempio, gran parte dell'intellighenzia ebraica di lingua tedesca, quando tra Otto e Novecento tentò diverse strategie di assimilazione alle élite dominanti.