Leopardi Libri
Libri di Titolo Leopardi
Leopardi e il canto dell'addio Folin Alberto - Marsilio, 2008 - Saggi
L'uomo contemporaneo è abituato a considerare il saluto come un gesto di cortesia puramente convenzionale. Basta tuttavia soffermarsi sul senso incastonato nella parola stessa "saluto", per accorgersi che esso nasconde e custodisce un'antica tradizione cristiana la quale - innestatasi nella cultura biblico-greca - ha poi trovato la sua consacrazione letteraria nel mondo medievale della poesia romanza. Salutare significa, essenzialmente, augurare all'amico (e all'amore) la salvezza dal nulla. E per questo che l'addio ha il senso di un arrivederci di fronte all'ultima soglia: a-dio (ad-deum). Ma quando, con l'illuminismo, si inaugura quel particolare processo che condurrà alla "morte di Dio" che ne è del saluto? Che ne è dell'addio? Questo libro scandaglia i numerosi sostrati di senso che tale gesto, rivolto al viandante o recepito nella voce viva del canto, acquista in uno scrittore come Leopardi, la cui opera, così cruciale nella modernità, attraversa tutti i temi che più intimamente ci riguardano.
Leopardi e la notte chiara Folin Alberto - Marsilio, 1994 - Saggi. Critica
L'esistenza di una stretta relazione tra poesia e filosofia è una delle questioni oggi al centro del dibattito storico-critico sull'opera di Leopardi. Il volume tenta di analizzare il rapporto tra "pensiero poetante" e "poesia pensante" di Leopardi, mettendone in luce la portata profetica rispetto alla modernità.
Leopardi e l'imperfetto nulla Folin Alberto - Marsilio, 2001 - Testi E Studi Leopardiani
"Tutto è nulla" afferma Leopardi nello Zibaldone. Ma lo scetticismo estremo a cui approda il suo pensiero metafisico non si accorda con l'invenzione poetica e Leopardi sembra essere il primo trasgressore di una legge sovrana da lui stesso enunciata: "Il troppo è padre del nulla". Quando il sapere coglie irrevocabilmente la vanità dell'essere, il pensiero non può che irrigidirsi in uno sterile silenzio. Ma la poesia dice quel nulla anche in quanto lo contraddice, in un "barlume di allegrezza" senza il quale, con l'annullamento del tutto, non sarebbe solo il canto a tacere: svanirebbe, assieme la possibilità stessa del dire. Insistendo su aree di senso ricorrenti nel meditare e nel poetare leopardiani, Folin dimostra questo "nulla imperfetto".