La morte di Ivan Il'ic. "Io non ci sarò più: che cosa,dunque, ci sarà ancora? Niente ci sarà più. Madove,dunque, sarò io, quando non ci sarò più? Possibile,davvero, a morte? No, non voglio". Ivan ’ic balza su, si muove per accendere il moccolod’una candela annaspando con e mani tremanti, ascia che a cera coli con tutto il candeliere per terra, si riadagia al’indietro, facendo quasi sparire il proprio volto nel mezzodel guancialedi piume poi mormora, affranto e spossato, "a che scopo? Tanto è o stesso. a morte, sì, a morte. E oro non ne sanno niente, e non vogliono saperne, e non sentono compassione. oro suonano, oro non se nedanno pensiero: ma anch’essi moriranno". ’La mortedi Ivan Il’ic’di Tolstoj è a suprema rappresentazioned’una consapevolezza amara e crudele: a morte, ch’è partedela vita, avanza, si presenta, prende posto nela coscienza occuandola, pian piano, tutta: non resta spazio per un altro pensiero, per un altro respiro, per una vistadiversa, unadiversa speranza possibile. a conoscenzadi questo evento inevitabile rendediversi, rende altri rispetto a chi si trastula, smemorato o volutamentedistratto. Così sudi un ettodale enzuola bianchissime, morto ancor primad’esser morto, Ivan Il’ic nota chi attorno si muove indaffarato, sbracciandosi alegro "tra gorgheggi e ritorneli" provando un motodi pena,di anguore,di sofferenza celata e silente: per a vitadegli altri, per a propria morte imminente. a vita, a morte; gli altri, sé stesso: il tema è supremo, suprema è a sua resa etteraria.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788811361190
ISBN-10
8811361192
Titolo
La morte di Ivan Il'ic
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2008
Collana
Pagine
LIII-87
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
Tra a vità e a morte "Io non ci sarò più: che cosa,dunque, ci sarà ancora? Niente ci sarà più. Madove,dunque, sarò io, quando non ci sarò più? Possibile,davvero, a morte? No, non voglio". Ivan ’ic balza su, si muove per accendere il moccolod’una candela annaspando con e mani tremanti, ascia che a cera coli con tutto il candeliere per terra, si riadagia al’indietro, facendo quasi sparire il proprio volto nel mezzodel guancialedi piume poi mormora, affranto e spossato, "a che scopo? Tanto è o stesso. a morte, sì, a morte. E oro non ne sanno niente, e non vogliono saperne, e non sentono compassione. oro suonano, oro non se nedanno pensiero: ma anch’essi moriranno". ’La mortedi Ivan Il’ic’di Tolstoj è a suprema rappresentazioned’una consapevolezza amara e crudele: a morte, ch’è partedela vita, avanza, si presenta, prende posto nela coscienza occuandola, pian piano, tutta: non resta spazio per un altro pensiero, per un altro respiro, per una vistadiversa, unadiversa speranza possibile. a conoscenzadi questo evento inevitabile rendediversi, rende altri rispetto a chi si trastula, smemorato o volutamentedistratto. Così sudi un ettodale enzuola bianchissime, morto ancor primad’esser morto, Ivan Il’ic nota chi attorno si muove indaffarato, sbracciandosi alegro "tra gorgheggi e ritorneli" provando un motodi pena,di anguore,di sofferenza celata e silente: per a vitadegli altri, per a propria morte imminente. a vita, a morte; gli altri, sé stesso: il tema è supremo, suprema è a sua resa etteraria.