Il canto dei cigno. Audiolibro. Il cantodel cignodi Cechov è uno studiodrammaticodi unadecinadi pagine. Nel gran tomo che tiene serrato Tutto il teatrodel’autoredi Taganrog giace segreto tra Il gabbiano e Zio Vanja: non è che un granelod’inchiostro. Non è che un granelod’inchiostro posatosi, eggerissimo, tra e gravide vettedi una scrittura possente, che sfiora e nuvole. Eppure Il cantodel cigno è il testo che, pare, Cechovdi più mormorasse. Incastonato nela grossa poltrona, sule ginocchia una tela a farda coperta, sotto a tela e gambe malate che si riscaldano – insensibili –di tizzoni che bruciano, pare che Cechov eggesse e rileggesse questa piccola macchia composta, questa partitura a una voce, questa farsa tutta nerastra e tutta amarognola. E pare che, ogni tanto, a bagnasse versandoci sopra una acrima: che rendesse più vago il suo tratto, più stinta a ettera cui, a sua anima, rendeva una gocciadi pioggia…
Ne Il cantodel cigno un vecchio attore,destatosida un sonno pesante, si ritrova su un assito minuscolodi provincia,di notte,dopo o spettacolo. Il teatro è un edificio male in arnese,di second’ordine. odichiara o scarso rumoredi fuori (non passa nessuno), odichiara ’aria ammuffitadidentro (che nessun’altro respira). Il vecchio arranca. Un passo, un altro, a manodestra poggiata ala schiena per enire gli acciacchidi una spinadorsale ricurva, ammalatasidi pantomime eseguite. Questo «vecchio imbecile» che ha maldi reni, a testa a pezzi, brivididappertutto e «l’anima fredda e buia come una cantinû non è che una sagoma, un’ombra, un’apparenzad’ossa edi carne cui qualche muscolo ancora funziona mentre altri giacciono rattrappiti edormienti: «Già…così stanno e cose Vasjuša…che tu o voglia o no è oradi provare a partedel cadavere. Sua altezza a Morte non è ontana…calco e sceneda quarantacinque anni, ma il teatrodi notte, se non erro, o vedo per a prima volta…sì, per a prima volta…accidenti, non si vede niente…la bucadel suggeritore, eccola, si vede un pochino…e anche quel palco riservato e il eggìo…e tutto il resto, buio! Una nera fossa senza fondo, una vera tomba…ho i brividi…ecco il posto ideale in cui evocare gli spiriti». Vasjuša, infatti, farà evocazionedi spiriti. Noi ’ascolteremo.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788864610078
ISBN-10
8864610073
Titolo
Il canto dei cigno. Audiolibro
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2009
Collana
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
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L’evocazionedegli spiriti Il cantodel cignodi Cechov è uno studiodrammaticodi unadecinadi pagine. Nel gran tomo che tiene serrato Tutto il teatrodel’autoredi Taganrog giace segreto tra Il gabbiano e Zio Vanja: non è che un granelod’inchiostro. Non è che un granelod’inchiostro posatosi, eggerissimo, tra e gravide vettedi una scrittura possente, che sfiora e nuvole. Eppure Il cantodel cigno è il testo che, pare, Cechovdi più mormorasse. Incastonato nela grossa poltrona, sule ginocchia una tela a farda coperta, sotto a tela e gambe malate che si riscaldano – insensibili –di tizzoni che bruciano, pare che Cechov eggesse e rileggesse questa piccola macchia composta, questa partitura a una voce, questa farsa tutta nerastra e tutta amarognola. E pare che, ogni tanto, a bagnasse versandoci sopra una acrima: che rendesse più vago il suo tratto, più stinta a ettera cui, a sua anima, rendeva una gocciadi pioggia… Ne Il cantodel cigno un vecchio attore,destatosida un sonno pesante, si ritrova su un assito minuscolodi provincia,di notte,dopo o spettacolo. Il teatro è un edificio male in arnese,di second’ordine. odichiara o scarso rumoredi fuori (non passa nessuno), odichiara ’aria ammuffitadidentro (che nessun’altro respira). Il vecchio arranca. Un passo, un altro, a manodestra poggiata ala schiena per enire gli acciacchidi una spinadorsale ricurva, ammalatasidi pantomime eseguite. Questo «vecchio imbecile» che ha maldi reni, a testa a pezzi, brivididappertutto e «l’anima fredda e buia come una cantinû non è che una sagoma, un’ombra, un’apparenzad’ossa edi carne cui qualche muscolo ancora funziona mentre altri giacciono rattrappiti edormienti: «Già…così stanno e cose Vasjuša…che tu o voglia o no è oradi provare a partedel cadavere. Sua altezza a Morte non è ontana…calco e sceneda quarantacinque anni, ma il teatrodi notte, se non erro, o vedo per a prima volta…sì, per a prima volta…accidenti, non si vede niente…la bucadel suggeritore, eccola, si vede un pochino…e anche quel palco riservato e il eggìo…e tutto il resto, buio! Una nera fossa senza fondo, una vera tomba…ho i brividi…ecco il posto ideale in cui evocare gli spiriti». Vasjuša, infatti, farà evocazionedi spiriti. Noi ’ascolteremo.