Il profumo della carta antica si mescola all'aroma intenso di violette lasciate appassire in un vaso di cristallo.
Andrea Sperelli insegue tra i salotti della Roma di fine Ottocento un ideale estetico che fonde l'arte con il desiderio voluttuoso.
Andrea attraversa i palazzi nobiliari dove ogni oggetto diventa estensione della propria vanità intellettuale e materiale.
Tutto brucia.
La figura di Elena Muti incarna la grazia proibita, una tentazione che si traduce in possesso bramoso e mai pienamente soddisfatto tra le ombre dei broccati.
L'arrivo di Maria Ferres sposta l'equilibrio verso una tormentata introspezione, alimentata da una passione distruttiva a palazzo Zuccari che logora ogni residuo di stabilità emotiva. L'inquietudine serpeggia tra i riti quotidiani di una aristocrazia svuotata, dove lo scrittore cerca di trasformare la propria esistenza in un'opera d'arte assoluta, fallendo costantemente nel tentativo di colmare un vuoto profondo attraverso relazioni amorose complesse e fugaci piaceri estetici che lasciano soltanto cenere.
L'eco di una risata aristocratica si perde nel vuoto dei corridoi bui, lasciando Andrea solo con il riflesso distorto della propria immagine nello specchio dorato.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa decadente italiana.
✔ Cultori dell'estetismo di fine secolo.
Perché è diverso
L'opera si distingue per la costruzione di una prosa che eleva l'oggetto estetico a protagonista assoluto dell'azione narrativa. La narrazione sovrappone costantemente il vissuto interiore del protagonista alla meticolosa descrizione degli ambienti romani, trasformando il decoro in una vera e propria traccia psicologica del declino morale.
Dettagli Bibliografici
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